Scopri tutte le novità, curiosità, ricette e consigli sulla Cucina Giapponese e sul sushi.

Sofia Maki - ristorante giapponese Miyama

6 validi motivi per provare la cucina giapponese

15/12/2018

Abbiamo deciso di stilare una lista e darvi sei validi motivi per provare la cucina giapponese: troverete alcune argomentazioni che potrebbero convincervi a prenotare il vostro tavolo nel nostro ristorante!

Pronti?

Vi diamo 6 motivi per cui dovete assolutamente assaggiare la cucina giapponese

  1. Mangiare un cibo “bello”: la particolarità del sushi, che ha incantato molti italiani, è la sua bellezza. Il sushi è considerato un cibo esteticamente bello, anche da noi giapponesi. I cuochi giapponesi sono molto abili nel ricreare delle pietanze che siano esteticamente perfette e che al contempo possano essere una gioia per il palato.
  2. Mangiare sano grazie al sushi: sapevi che il sushi è considerato un alimento dietetico? Il classico sushi con pesce crudo e riso è molto dietetico: certo, vi sconsigliamo di ordinare futomaki fritti o uramaki con gambero in tempura e maionese. Provare la cucina giapponese è anche un modo per mantenersi in forma e seguire una dieta nuova;
  3. Avvicinarsi alla cultura orientale: la cultura occidentale è conosciuta in tutto il mondo, ma anche noi orientali abbiamo delle usanze e una cucina che desideriamo farvi conoscere, infatti, anche il nostro sushi, come i piatti tipici della cucina italiana, ha una storia antica e ben radicata nella tradizione popolare;

Non c’è solamente il sushi: anche i piatti caldi sono ottimi!

  1. Provare una cucina diversa: cambiare regime alimentare per una sera non è sempre un male. Provare nuove culture, nuovi cibi ci stimola la fantasia e ci fa sentire in una terra straniera, pur essendo ancora in Italia.
  2. Assaggiare i piatti caldi: se non vi piace il pesce crudo, non temete! La cucina giapponese vanta moltissimi piatti caldi, a base di carne e di pesce. Uno dei nostri punti forti è la carne alla griglia, soprattutto il pollo e il manzo. Oltre a questo vi consigliamo anche di assaggiare il ramen e gli udon, la pasta giapponese accompagnata da verdure e da carne o pesce.
  3. Perché è altamente digeribile: se avete paura di mangiare fuori e temete di appesantirvi troppo, be’, la cucina giapponese è una delle più digeribili al mondo, proprio per la presenza di ingredienti semplici e senza grassi saturi.
Nigori_sake

Saké: tipologie e preparazione

30/11/2018

Il sakè è il vino di riso giapponese. Sono due le ipotesi più comuni sulla sua invenzione: potrebbe essere nato in Cina o in Giappone. Quel che è certo è che questa ricetta ha subito numerosi cambiamenti nel corso del tempo, fino a ottenere una preparazione precisa e perfetta.

Prima di parlarvi degli otto tipologie di sakè che esistono, vi consigliamo un metodo per preparare sakè caldo e servirlo a casa vostra. Anzitutto, vi serve una tokkuri, tipica bottiglia per il sakè. Riponete quest’ultimo all’interno della bottiglia e immergetela in una pentola di acqua tiepida: fatelo riposare a fuoco lentissimo per almeno 4 o 5 minuti.

La temperatura dovrebbe essere tra i 35°C e i 40°C; non dovrebbe mai superare i 50°C. Inoltre, vi consigliamo di agitare la bottiglietta, in modo tale che possa riscaldarsi in modo omogeneo.

Di seguito, invece, vi parliamo di tutti i sakè che esistono e qual è il loro sapore!

Ecco quali sono gli 8 tipi di sakè!

  1. Ginjo-Shu: questo sakè ha un ottimo aroma ed è anche esteticamente bello. La sua fragranza è molto fruttata. Rispetto ad altri tipi di sakè, è poco acido ed è delicato;
  2. Daiginjo: è preparato in modo molto simile al precedente, infatti il suo gusto è quasi lo stesso. Tuttavia, il suo sapore è ancora più delicato e ha una preparazione lunga e impegnativa;
  3. Junmai e Tokubetsu Junmai: per i palati che invece apprezzano l’acido, questi due tipi di sakè sono perfetti! Possono essere serviti sia freddi, sia caldi;
  4. Junmai Ginjo: si procede con una tecnica di fermentazione a bassa temperatura, per ottenere un sakè molto leggero e dal gusto fruttato. Esteticamente è limpido e non è presente alcuna nota acidula;
  5. Junmai Daiginjo: quest’ultimo è probabilmente il sakè più costoso e pregiato. È il connubio perfetto tra il gusto fruttato e qualche nota acidula. Un prodotto raffinato, che vi consigliamo di assaggiare;
  6. Honjozo e Tokubetsu Honjozo: questi due tipi di sakè hanno il compito di esaltare il cibo che si sta mangiando. Un po’ come accade nella cultura italiana, anche in Giappone vengono utilizzati dei vini di riso che hanno l’obiettivo di esaltare il sapore del cibo. Prendete ad esempio la tipica fiorentina toscana accompagnata da un buon calice di Chianti: ecco, noi vi consigliamo questi due tipi di sakè accostati al sushi!
Sushi Misto

All you can eat o Menù alla carta: come scegliere di mangiare il sushi?

12/11/2018

Negli ultimi anni, il sushi ha raggiunto una popolarità non indifferente.

Le differenze tra All You Can Eat e Menù alla Carta

Gli italiani hanno cominciato ad apprezzare la nostra cucina, tanto da farla rientrare almeno una volta alla settimana nel loro regime alimentare. Il sushi ha inoltre delle proprietà benefiche: sono in molti i nutrizionisti che lo consigliano persino in un regime di dieta.

Certo, parliamo solamente del classico sushi, composto solo da riso e pesce; alcune tipologie di uramaki potrebbero risultare molto pesanti e caloriche, per esempio quando gli ingredienti sono il gambero in tempura e la maionese.

Una domanda che spesso si pongono tutti è: si dovrebbe puntare sugli All you can eat, ovvero la classica formula a prezzo fisso che ti consente di ordinare tutto quello che c’è sul menù, o preferire il menù alla carta?

In Giappone, sono davvero molto rari gli All You Can Eat. Forse, ce n’è qualcuno, ma in genere vengono snobbati, perché i giapponesi amano mangiare bene il sushi: deve essere fresco e di qualità.

Quale delle due proposte conviene di più? Scopriamo i vantaggi!

La differenza tra il menù All You Can Eat e il menù alla carta può variare in base al ristorante. Ci sono alcuni locali che hanno deciso di puntare sulla freschezza dei prodotti e che non badano a spese: pur essendo All You Can Eat, hanno magari un sovrapprezzo, ma non hanno nulla da invidiare ad altri ristoranti.

Noi vi consigliamo di provare entrambe le formule: alla fine, i vantaggi ci sono. Il sushi non è prettamente economico: il pesce alla fine ha un costo ben preciso ed è in alcuni casi un alimento di pregio. Il salmone costa meno del tonno o del branzino.

Provare il menù All You Can Eat vi consentirà di comprendere anzitutto le differenze tra le varie tipologie di sushi, per capire qual è la migliore per voi. Uramaki, onigiri, nigiri, futomaki… l’All You Can Eat è il posto perfetto dove sbizzarrirsi!

Altri ristoranti giapponesi, invece, sono più “rodati” e offrono delle vere e proprie esperienze sensoriali, dove potrete degustare il sushi in modo più deciso. Una volta che sarete stati in entrambi i posti, potrete rendervi conto della differenza: la cosa più importante è che il pesce sia sempre fresco.

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Sake

Come nasce il sakè: ecco la sua storia

31/10/2018

Se siete stati in un ristorante giapponese, o comunque vi state appassionando alla cultura orientale, probabilmente avrete sentito nominare il sakè o sake. Questa bevanda alcolica si ottiene grazie a un processo di fermentazione, in cui sono coinvolti i seguenti ingredienti: il riso, l’acqua e le spore koji.

Le ipotesi sulla nascita del sakè: ecco quali sono

Il sakè non può essere accostato ai distillati, ai fermentati né ai liquori: tendenzialmente, è conosciuto con il nome di “vino di riso”. Questa bevanda alcolica fa parte della tradizione giapponese da secoli e non c’è una storia ufficiale sulla sua invenzione, soltanto molte leggende. Esistono diverse ipotesi sulle quali gli studiosi si stanno ancora interrogando.

La prima ipotesi sostiene che i primi a fermentare il riso furono i cinesi nel quinto millennio a.C. e che solo successivamente questa tecnica sia stata introdotta anche in Giappone.

La seconda ipotesi, invece, afferma che la fermentazione del sakè sia proprio nata in Giappone durante il III secolo. In effetti, potrebbe avere un fondo di verità, perché è proprio nel III secolo che si iniziò a coltivare il riso in umido. Sostanzialmente, la sua invenzione sembra del tutto casuale: i giapponesi avrebbero osservato come la soluzione di acqua e riso fermentasse e facesse la muffa.

I metodi della preparazione del sakè attraverso i secoli

Ciò che sappiamo per certo è che il primo sakè era conosciuto con il termine di kuchikami che tradotto significa “sakè masticato in bocca”. Pensate che si produceva con il riso masticato da un intero villaggio, con castagne, miglio e ghiande, ed era preparato, be’, sputando tutto il miscuglio in un tino.

Successivamente, nel VIII secolo, il vino di riso cominciò a diffondersi anche in Cina. Il metodo della masticazione era ancora molto diffuso, ma venne accantonato quando si scoprì la koji-kin, ovvero la muffa che possiamo trovare ancora oggi nella preparazione del vino di riso.

La Koji-Kin è una muffa i cui enzimi riescono a convertire l’amido presente nel riso in zucchero. Questa muffa viene impiegata anche per preparare l’amazake, il miso, la salsa di soia e il natto.

Ovviamente, a questo punto, interi villaggi poterono evitare la masticazione del riso e impiegare la Koji-Kin, un metodo più efficace e anche veloce.

La preparazione del sakè subì numerosi rimaneggiamenti durante le varie epoche: come accadde per tutte le ricette, molti processi migliorarono la tecnica e anche il sapore del sakè, facendolo diventare famoso in tutto il mondo.

 

 

Robata di Pollo con Salsa Teriyaki

Yakitori: come vengono preparati gli spiedini di pollo giapponesi?

16/10/2018

Oggi vi sveliamo un grande classico della cucina giapponese, ovvero gli spiedini di pollo in salsa Teriyaki. Molti credono che la cucina giapponese sia composta soltanto da sushi o da sashimi, ma in realtà non è così, infatti, anche i giapponesi hanno diversi piatti caldi che vengono serviti soprattutto nei mesi più freddi.

Gli spiedini di pollo, in Giappone, sono conosciuti con il termine Yakitori che significa letteralmente pollo grigliato. Rappresentano uno dei grandi classici dello Street Food giapponese: se dovesse capitarvi di fare un viaggio in Giappone, avrete sicuramente l’occasione di vedere i rivenditori di Yakitori lungo gli angoli delle strade.

È una ricetta davvero semplice, molto gustosa, che potrete preparare anche a casa vostra. Di seguito vi diremo tutti gli ingredienti e le modalità di preparazione:
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Exotic Sake Maki

Dove nasce il sushi: storia e curiosità di una particolare cultura

02/09/2018

Il sushi è un piatto molto in voga soprattutto negli ultimi anni, quando molti ristoratori giapponesi (ma anche cinesi) hanno deciso di investire nella propria cucina e cultura ed esportarla in Italia. Sin dal primo momento, il sushi ha suscitato molta curiosità nel popolo italiano, che da sempre è abituato alla buona cucina.

In molti lo evitano, per la paura di contrarre delle malattie – paura ingiustificata, perché il pesce che viene servito è abbattuto secondo le norme sanitarie vigenti e non causa alcun problema all’organismo.

Come è nato il sushi?

Ma dove nasce il sushi? A cosa si fa ricondurre la sua storia?

Bhe, la sua storia, pensate, si fa risalire fino all’antichità. Il sushi non è affatto un piatto di nuova invenzione. Duemila anni fa, quando la coltivazione del riso giunse in Giappone, a Nara, venne ideato il sushi, un modo per conservare il pesce nel riso fermentato. Fu nel periodo Edo, intorno all’VIII secolo, che l’aceto sostituì il riso fermentato e da lì ebbe inizio la ricetta del sushi come la conosciamo oggi.

Il sushi viene considerato anche un piatto da fast food, diciamo; sono in molti i rivenditori di questa specialità lungo la strada. Grazie ai loro box, i giapponesi mangiano in pausa pranzo in modo pratico e comodo.

Gli ingredienti iniziali del sushi

Il popolo giapponese ha sempre preferito servire il riso insieme al pesce, due cibi che potevano reperire in modo molto economico. Tuttavia, dapprima il sushi veniva servito nella classica versione che conosciamo oggi: la chirashi. In pratica, servivano nella scodella il riso e il pesce insieme, senza mischiarli.

È stato molto tempo dopo, nel periodo Edo, che venne introdotta l’innovazione del sushi veloce, ovvero haya-zushi. La preparazione del sushi fu rimaneggiata in modo tale che riso e pesce potessero essere consumati nello stesso momento. Insomma, è la primissima forma di sushi, quella che poi venne definitivamente conformata a Tokyo.

Il sushi non è un’invenzione recente, ma una ricetta rivistata nel corso dei secoli

Per coloro che amano il sushi, devono ringraziare un locale di Tokyo: l’Hanaya Yohei. Essendo il popolo giapponese sempre molto di fretta, tra il lavoro e la realizzazione personale, è stato inventato rivisitato haya-zushi in modo tale da essere mangiato in un sol boccone, servendosi delle mani o delle bacchette.

Per loro, era un esperimento e non erano sicuri del successo che in seguito avrebbe ottenuto. Oggi, la cucina giapponese è apprezzata e conosciuta in tutto il mondo.

Mangiare con le bacchette: ecco come fare

25/08/2018

Per moltissime persone, mangiare con le bacchette è una fonte di disagio. Ovviamente, noi occidentali non siamo cresciuti con il culto delle bacchette. A parte coloro che hanno vissuto per un periodo in Giappone, o che amano la cultura giapponese, in pochi sono davvero capaci di servirsi delle bacchette per mangiare. E perfino coloro che lo sanno fare, in realtà, sbagliano la postura!

Imparare a mangiare con le bacchette

Alcuni vivono un profondo senso di disagio quando vengono invitati al ristorante cinese o giapponese. Chiedere la forchetta e il coltello dà un senso di “inferiorità”, ma vi confidiamo un segreto: i giapponesi mangiano il sushi con le mani! Ebbene, sì: le bacchette sono state introdotte solo in seguito.

Per loro, mangiare il sushi con le mani è una forma di apprezzamento verso lo chef che ha cucinato per voi. Tuttavia, se ti senti a disagio anche a mangiare con le mani, segui la nostra piccola guida per imparare a tenere le bacchette in mano.

Come in ogni cosa, è necessaria molta tecnica e molto esercizio. Ad alcuni può risultare più semplice, come coloro che suonano uno strumento o che hanno una buona manualità, mentre per altri è richiesta una buona dose di concentrazione. Tuttavia, mangiare con le bacchette non è davvero nulla di così complicato come sembra.

I trucchi per mangiare con le bacchette in modo perfetto

  • Prendete una bacchetta, mettetela tra pollice e dito medio. Dovrete tenere la mano un po’ rigida, per consentire alla muscolatura di intensificarsi e di non cedere;
  • Prendete la seconda bacchetta e posizionatela vicino alla prima. In Giappone, infatti, le dita utilizzate di più sono l’indice e il pollice. Allenate molto le dita, tenete entrambe le bacchette in mano e stringete;
  • Fate attenzione che le bacchette siano posizionate in modo corretto. Infatti, il segreto è riuscire a mantenere le bacchette nella posizione di parità. Se una delle due dovesse cominciare a scivolarvi dalle dita, mangiare sarà molto più complicato!

Il nostro maggiore consiglio è quello di allenarvi anche a casa, e non soltanto al ristorante cinese o giapponese. Provate ad usare le bacchette, per esempio, quando mangiate gli spaghetti, o la pasta in generale, che ha una presa maggiore.

Se ci tenete davvero a fare una bella figura, con un po’ di esercizio e di allenamento riuscirete sicuramente a comprendere come utilizzare le bacchette. Mi raccomando: tenetele sempre il più allineate possibile. È questo il trucco, dopotutto!

5 dolci tradizionali giapponesi

16/08/2018

La cucina giapponese è pura estetica. Oltre a essere davvero una bontà, la loro necessità di dare sfogo all’estro e alla creatività in ambito culinario è rinomata in tutto il mondo. Infatti, il sushi, la nota ricetta giapponese, è ancor prima bello da vedere; buonissimo da mangiare, ve lo concediamo, ma è di una sofisticatezza davvero rara.

Quali sono i dolci giapponesi più comuni?

Come nel salato, i giapponesi hanno sfoderato la loro innata eleganza anche nel dolce, creando ricette visivamente spettacolari. I dolci tradizionali giapponesi provengono da una lunga ricerca: sono stati tramandati per generazioni. La cultura del Wagashi è per loro molto importante. La andremo ad approfondire insieme, per comprendere tutte le caratteristiche fondamentali delle ricette di dolci giapponesi.

I dolci occidentali si diversificano moltissimo dai dolci giapponesi. Il Wagashi, che regola queste tradizionali ricette, vieta assolutamente gli ingredienti di origine animale nella realizzazione dei dolci. Ciò significa che, contrariamente alla nostra cultura, i giapponesi utilizzano solo ingredienti di tipo vegetale per i dolci.

Tra i prodotti più utilizzati nella loro creazione, possiamo trovare agar-agar, fagioli azuki, patate dolci, farina di riso, sesamo e soia. Certamente, a noi possono sembrare ingredienti fuori dal comune, ma vi assicuriamo che i dolci giapponesi sono davvero molto buoni e adatti a ogni tipo di palato.

I dolci giapponesi che si servono con il tè

Un’altra caratteristica dei dolci giapponesi sono appunto le classiche mono porzioni. Dimenticate le nostre torte, dimenticate il sapore troppo “zuccherato”; quest’ultimi sono assolutamente studiati per essere gustati da una persona soltanto. Non fanno ingrassare come i nostri dolci, inoltre.

I dolci più comuni durante la cerimonia del tè sono:

  • Taiyachi: questo dolce può essere trovato spesso come street food. È a forma di pesce. Il nome si traduce con “orata al forno”. Viene preparato grazie all’impasto tipico dei pancake. Può essere ripieno di crema pasticcera, ma è nota la versione salata, con salsiccia e formaggio;
  • Dango: le classiche polpettine di riso che vengono poste una di fianco all’altra mediante uno spiedino. Vengono preparate con farina di patate, o di miglio o di sesamo. Sono solitamente di colore rosa, verde e bianco, e vengono ricoperte con lo sciroppo d’acero;
  • Anpan: una sorta di pane dolce, proposto spesso nella classica forma rotonda. Viene riempito con la marmellata di fagioli azuki, conosciuta con il nome di anko;
  • Mochi: questo dolce è molto simile al dango. Può essere accompagnato da foglie di ciliegio, fagioli rossi, frutta e zucchero a velo;

Anmitsu: la gelatina giapponese ottenuta dall’agar.

Il Black Cod: piatto tipico della cucina giapponese

09/08/2018

Il Black Cod si pesca nei mari dell’Alaska, dove questa attività viene considerata molto importante perfino la Costituzione di questo stato. Infatti, la legge si esprime a tal proposito nel modo seguente: «I pesci e tutta la fauna ittica dovranno essere utilizzati, sviluppati e conservati secondo i principi dell’eco-sostenibilità».

Grazie alle sue acque, l’Alaska detiene il primato in fatto di pesce bianco; la pulizia e la temperatura di queste acque favoriscono la naturale riproduzione di questo tipo di pesce in modo spontaneo. Tra i pesci bianchi più pregiati presenti nelle acque dell’Alaska possiamo elencare il Carbonaro, o Pesce Burro. Quest’ultimo viene conosciuto in tutto il mondo con il termine inglese di Black Cod.

Il Black Cod: come un pesce dell’Alaska è diventato famoso in tutto il mondo

Il Black Cod ha trovato territorio fertile nelle profonde acque dell’Alaska: infatti, vive normalmente sotto i 200 metri e la sua alimentazione è molto varia, dagli invertebrati alle meduse e alle seppie.

Attualmente, il Black Cod è definito come il migliore pesce bianco al mondo. La sua polpa è davvero squisita e l’alto contenuto di grassi considerati salutari viene visto di buon occhio dai dietisti di tutto il mondo. I Giapponesi, da sempre amanti del pescato, hanno subito deciso di investire nel Black Cod, facendolo entrare nella cucina tradizionale giapponese.

Infatti, la sua fama si deve proprio ai giapponesi: è stato lo chef Nobu Matsuhisa, del noto ristorante Nobu, a portare alla ribalta il pesce bianco. La sua ricetta più famosa, che venne copiata dagli chef di alto livello, è il Black Cod Miso.

La preparazione del Black Cod è lunga, ma ne vale davvero la pena

La ricetta, infatti, vuole la marinatura del pesce bianco per tre giorni: viene immerso in un preparato di mirin, sake, miso e zucchero. Dopo essere stato marinato così a lungo, la sua polpa assorbe tutti i sapori, donando al palato un’esplosione di gusto inimmaginabile. Il secondo step della sua preparazione lo vuole piastrato; dopodiché, il Black Cod viene servito su foglia di banano con gocce di miso e di zenzero.

Insomma, un piatto elegante, che racchiude in sé tutti i segreti e le caratteristiche della cucina giapponese. Se non lo avete mai assaggiato, vi consigliamo di farlo: il suo gusto è indimenticabile e difficilmente lo troverete stopposo.

In Italia, sono molto pochi i ristoranti giapponesi che servono il Black Cod, uno tra cui si trova a Milano.

Perché i Giapponesi mangiano con le bacchette?

02/08/2018

Gli occidentali si servono delle posate per mangiare, come forchetta, coltello e cucchiaio. Lo stesso non accade nei paesi orientali, dove si mangia tutt’oggi con le forchette, nonostante i paesi e i popoli siano venuti a contatto fra loro.

Spesso, un’usanza viene importata in un altro paese, soppiantando la tradizione. Premesso che i giapponesi sono molto fedeli alle loro usanze, non si sognerebbero mai di rinunciare alla comodità delle loro bacchette.

Gli orientali pensano che mangiare con le bacchette sia semplice e comodo

Tra le domande più frequenti che gli occidentali pongono agli orientali, rientra sicuramente il perché si ricorre all’uso delle bacchette per cibarsi. Infatti, a molti sono scomode e non hanno ancora imparato a utilizzarle.

Ovviamente, i giapponesi hanno da sempre usato le bacchette per mangiare, sin da piccoli: come ogni cosa imparata in tenera età, è perfettamente semplice per loro. Un po’ più complicato è il procedimento per chi si approccia con le bacchette nell’età adulta, ma imparare si può.

Gli amanti della cucina asiatica, pur apprezzando il genere, non si “piegano” a questa usanza e in molti chiedono le posate ai camerieri. Può sembrare assurdo, ma i giapponesi mangiano con le bacchette perché prima di tutto le considerano degli strumenti facili e veloci, comodi soprattutto nel mangiare il ramen nel brodo.

Le tre leggendo attorno alla nascita delle bacchette

Attorno alla nascita delle bacchette si aggirano diverse storie, alcune anche molto magiche e simpatiche. La prima è data tra il 1600 a.C. e il 1046 a.C. e riguarda Daji, la concubina del re Zhowang della dinastia Shang. Pare che Daji avesse intenzione di salvare il cuoco da una condanna a morte, perché stava per servire al re un piatto troppo caldo. Utilizzò dunque uno spillone di giada ornamentale, per imboccare il re.

La seconda leggenda vede protagonista Jiang Ziya: qui è un volatile divino che suggerisce allo sfortunato pescatore di mangiare la carne servendosi di due rami di bambù. L’uomo, a questo punto, inventa l’usanza delle bacchette e inoltre riesce a salvarsi la vita, poiché la moglie aveva tentato di avvelenarlo.

Tuttavia, la terza leggenda è certamente più famosa e affidabile. Narra di Da Yu: il suo compito era di arginare le acque durante le grandi inondazioni. Quando Da Yu sbarcò su un’isola, decise di mangiare, prima di riprendere il suo lavoro. Non avendo a disposizione alcun utensile per cuocere e mangiare la carne, Da Yu decise di servirsi di alcuni rami come “posate”.

Come mangiare con le bacchette

Come mangiare con le bacchette: 5 consigli utili

25/07/2018

Ti hanno invitato al ristorante giapponese e sei terrorizzato di fare una brutta figura? Non preoccuparti: in molti sono nella tua stessa situazione. Per quanto i giapponesi siano tra il popolo più cordiale e gentile al mondo, c’è da dire che il loro modo di mangiare ci lascia in difficoltà.

Se chiederai a un orientale perché non preferisce l’uso della forchetta, ti dirà, in completa onestà, che mangiare con le bacchette è molto più semplice. Ti starai chiedendo come, e non hai tutti i torti.

Devi andare al ristorante giapponese o cinese e hai l’ansia di mangiare con le bacchette?

Mangiare con le bacchette non è per tutti: alcuni hanno bisogno di più allenamento di altri. Se la tua amica ci riesce benissimo – e ha imparato subito – è perché ha una manualità più alta della tua. È stato dimostrato come le persone che battono molto a macchina, che suonano il piano, o che utilizzano principalmente le dita in un lavoro manuale, hanno molta più dimestichezza con le bacchette rispetto ad altre.

C’è anche da considerare chi ha le dita nodose: purtroppo, in questo caso è necessario fare un po’ più di pratica prima di andare al ristorante cinese o giapponese e dovere chiedere una forchetta al proprietario.

I nostri consigli per imparare a utilizzare le bacchette

Già, perché molti locali di cucina orientale non mettono sul tavolo alcuna posata, ad eccezione delle bacchette, ed è necessario chiederle. Di seguito, ti illustriamo dei passi e dei consigli su come riuscire a mangiare con le bacchette:

  • La bacchetta dovrebbe essere afferrata a un terzo della loro lunghezza totale. Pensate all’effetto leva: è questo che dovrebbe essere;
  • Prima di procedere a fare qualche prova, vi consigliamo di riscaldare molto le dita. Apritele e chiudetele per almeno due o tre minuti. In questo modo, vi allenerete e avrete le mani più elastiche;
  • Quando impugni le bacchette, non occorre fare troppa forza. Infatti, in questo modo non potrai utilizzarle nel modo corretto, ma continueranno a scivolarti dalle mani, oltre a comportare dei crampi alle dita. È meglio farlo con delicatezza;
  • La prima bacchetta dovrebbe essere messa tra l’incavo del pollice e dell’indice. La posizione è fissa: dovrebbe inoltre appoggiarsi sull’anulare;
  • La seconda bacchetta, invece, deve essere stretta tra il pollice, il medio e l’indice. Questa è quella che potrete manovrare in completa libertà per mangiare.

Un’ultima osservare è che le punte delle bacchette dovrebbero combaciare sempre.

Wasabi, cos'è?

Wasabi: cos’è e con quali tipologie di sushi si abbina meglio?

11/07/2018

Mangiare il sushi e il sashimi è diventato di uso comune. Ogni settimana, molti italiani si dirigono al ristorante giapponese per concedersi un lauto pasto a base di riso e pesce. Insieme al sushi e al sashimi, tuttavia, vengono serviti degli ingredienti particolari, come lo zenzero e il wasabi. Perché? Che cosa aggiungono al piatto?

Wasabi: qual è il suo sapore?

Il wasabi è tra gli elementi più famosi in Giapponese. Basta un pizzico di wasabi sulla lingua per avvertire un lieve pizzicore: in molti, la prima volta che lo hanno assaggiato, hanno “esagerato” con la dose e si sono ritrovati a bere moltissima acqua.

Il suo sapore non assomiglia al peperoncino, pur avendone effetti simili. Questo ingrediente serve principalmente come condimento finale del sushi e del sashimi. È una pasta di colore verde pisello: la dose servita è ridotta per un motivo. Nessuno riesce mai a finire tutto il wasabi servito, perché ha un sapore davvero particolare e in alcuni casi, estremo. In Giappone viene venduta una salsa al wasabi molto “cattiva”, che in pochi riescono ad assaggiare.

Contrariamente al peperoncino, che si spande per tutta la bocca, il wasabi colpisce solo il palato. Se lo assaggiate con la lingua, non sentirete subito il suo gusto. Ma cos’è? In molti se lo chiedono.

Che cos’è il Wasabi?

Il wasabi ha moltissime proprietà benefiche. Per esempio, lo possiamo considerare un ottimo digestivo. Inoltre, ha proprietà antibatteriche e aiuta a prevenire molte intossicazioni. Pare che inoltre assicuri un effetto anticoagulante: inibisce l’aggregazione delle piastrine. In questo senso, il wasabi avrebbe lo stesso effetto di un’aspirina.

La pianta dalla quale si ricava il wasabi è nella famiglia delle crocifere. Per chi non lo sapesse, queste piante hanno una particolare sostanza, gli isotiocianati, che aiutano nella lotta contro i tumori. Se questo fosse del tutto confermato dalla ricerca, il wasabi rientrerebbe tra gli alimenti in grado di prevenire l’insorgere del tumore gastrointestinale, allo stomaco, al seno e al colon.

Il pesce crudo ha un sapore molto forte: non ci riferiamo al salmone, che ha un sapore molto più delicato da crudo che da cotto. Tuttavia, il sashimi si presenta anche in forma di tonno, di merluzzo, di gambero rosso… e questi elementi hanno un sapore più decisivo.

I giapponesi hanno deciso di servire il wasabi insieme al pesce crudo proprio per mitigare il sapore.

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Cucina Giapponese e Dieta: come integrarle?

07/07/2018

La cucina giapponese è ormai diventata un must per molti italiani. Alcuni non rinunciano a recarsi al ristorante giapponese almeno una volta a settimana. Altri, invece, hanno cominciato ad appassionarsi a questo genere di cucina tanto da arrivare a preparare da solo qualche prelibatezza.

Quali sono i piatti più dietetici?

Ma come si inserisce la cucina giapponese nella nostra dieta, tipicamente mediterranea? Quante calorie hanno i suoi piatti? Quale valore aggiunto ha per il nostro organismo? Spesso, avrete sentito la frase “la cucina giapponese è soltanto pesce, verdure e riso”. Be’, è molto lontana dalla verità.

La preparazione del sushi richiede molti più ingredienti di quanto ne vediate nel piatto. Recentemente, sono stati interrogati molti nutrizionisti sulla cucina giapponese: è possibile mangiare il sushi durante la dieta? O seguire una dieta giapponese è sbagliato?

La risposta è da considerarsi nel suo insieme. Gli ingredienti di alcuni piatti comportano molte più calorie. Per esempio, laddove sia presente la salsa di soia, le calorie lievitano notevolmente.

Ci sono alcuni piatti su cui vi consigliamo di orientarvi, molto più di altri. Partiamo dal sushi e dal sashimi, i due punti cardine di qualsiasi ristorante giapponese. Il sushi classico, ovvero il Nigiri e l’Hosomaki, non è così pesante come un Uramaki, i cui ingredienti prevedono molte più lavorazioni.

Addio agli uramaki, ottimi nigiri, hosomaki e sashimi

Dunque, ordinare una porzione di questi piatti è un modo per “coccolarci” ma al contempo per non ingrassare. Lo stesso discorso non è possibile affrontarlo per gli Uramaki, che sono tendenzialmente più pesanti. Contrariamente ai Nigiri, che prevedono solamente pesce e riso, negli Uramaki è possibile trovare la maionese, il formaggio, l’avocado, il gambero o il pollo in tempura… insomma, alimenti che hanno molte più calorie e inoltre il fritto non è così salutare quanto è buono, purtroppo.

Un ottimo pasto, invece, può essere rappresentato dall’Onigiri. Questo triangolo di riso ha al suo interno soltanto pesce, oltre a essere ricoperto dalla classica alga nori. Intinto in un pochino di soia può risultare un pasto completo e molto gustoso, oltre che da “passeggio”.

Un altro piatto perfetto per la nostra dieta è il sashimi, a cui possiamo accompagnare l’insalata. Dà molte proteine al nostro corpo e inoltre è molto fresco da mangiare, soprattutto in estate.

Sono sconsigliati, purtroppo, i piatti caldi, tra cui gli udon e gli spiedini teriyaki. La salsina è davvero molto calorica e il vostro metabolismo potrebbe impiegarci molto per digerirla.

Gomma Wakame

Hai mai provato l’insalata Gomma Wakame?

05/07/2018

Tra gli antipasti proposti dai ristoranti giapponesi, potete trovare la famosa Gomma Wakame. In molti sono incuriositi dal nome e si chiedono cosa sia effettivamente e quali proprietà abbia. Sarete sorpresi di scoprire che, oltre ad avere un sapore particolare, è in effetti ottima per la salute del nostro organismo.

Gomma Wakame: l’insalata perfetta per dimagrire

Le calorie della Gomma Wakame si aggirano tra i 40 e i 50 ogni 100 grammi, in assenza di condimento. È particolarmente indicata per coloro che stanno facendo la dieta ipocalorica. L’insalata sazia per definizione: la gomma wakame è molto più saporita delle classiche che acquistiamo al supermercato.

Inoltre, può essere condita con vari ingredienti di origine giapponese, per darle un sapore ancora più squisito.

Le proprietà della Gomma Wakame sono svariate. Anzitutto, al suo interno, possiamo trovare moltissimi elementi naturali e positivi, come i sali minerali e le vitamine. Offre un quadro nutriente davvero interessante. È considerata inoltre un alimento perfetto per chi segue un’alimentazione vegana, perché introduce il ferro. È inoltre un potente ricostituente.

Cosa c’è all’interno della Wakame: proprietà nutrienti

In 100 grammi di Gomma Wakame, gli elementi che possiamo integrare nel nostro organismo sono i seguenti:

  • 100 mg di Magnesio;
  • 150 mg di Calcio;
  • 360 IU di Retinolo;
  • 2,2 mg di Ferro.

La tradizione culinaria giapponese non prevede una sfilza di piatti che appesantiscono l’organismo, tutt’altro. Sì, molti ingredienti sono calorici, come la salsa di soia, ma è fondamentale per condire. Tuttavia, molti singoli piatti si presentano con poche calorie; alcuni dietologi indirizzano molte persone verso la filosofia giapponese.

Questo tipo di insalata non è da meno. Al ristorante, potrete gustarla con pochissimi ingredienti, ma che aggiungono un pizzico di sapore al piatto: aceto di riso, salsa di soia, un po’ di zucchero e semi di sesamo.

La Wakame è alga marina edibile

Ma cos’è effettivamente la Wakame? Alga marina edibile. Ebbene, sì, non è un prodotto “di terra”, come le nostre insalate. Questo prodotto è essenziale per l’economia dei paesi asiatici: viene importato in tutto il mondo ed è considerato un piatto nutrizionale importantissimo. Le sue origini si fanno risalire al 700 a.C.

Potrete acquistare questa speciale insalata online, oppure nei supermercati: in alternativa, potrete prenderla da asporto in qualsiasi ristorante giapponese.

Consigliamo l’utilizzo della Wakame a chi ha carenza di vitamine e minerali. È perfetta per coloro che soffrono di caduta di capelli o di unghie che si spezzano facilmente.

pasta Giapponese

Tutti pazzi per la pasta giapponese: ramen, soba e udon

26/06/2018

Siamo italiani: cosa amiamo di più al mondo? La pasta, ovviamente!

Nei ristoranti giapponesi è possibile trovare molti tipi di pasta, ovvero tre: il ramen, la soba e gli udon.

I giapponesi considerano la pasta un alimento fondamentale da sempre. Se credevi che la cucina giapponese fosse soltanto sushi e pesce crudo, sei fuori strada. La cucina giapponese vanta una sequela di piatti caldi e freddi davvero invidiabile.

La pasta giapponese: ramen, soba e udon

Pronto a scoprire quali sono i tipi di pasta giapponese che potrai gustare?

Il ramen, anche se è di origine cinese, viene servito in Giappone. Questi spaghetti, di cui variano le dimensioni, sono composti di farina di grano e uova. Esistono moltissime tipologie di ramen, il più famoso prevede l’utilizzo di uova semi-sode, preparate secondo una ricetta speciale, carne molto grassa, verdure e alghe.

La pasta ramen, oltre a essere servita in brodo, può essere cucinata con le verdure, come un normale piatto di pasta.

Come vedrai da te la cucina giapponese e molto equilibrata. Ciò significa che non mi piatto trovi sempre la giusta quantità di carboidrati, di carne e verdure.

Soba fredda e soba calda: ecco le differenze

Il secondo piatto di pasta che vogliamo illustrarti è molto famoso in Giappone, ma ben poco noto in Italia, purtroppo. Stiamo parlando della soba. Quest’ultima è uno spaghetto di grano saraceno, molto piccolo, ed è servito in molti modi.

Uno dei piatti più conosciuti in Giappone è la soba fredda. In sostanza, se doveste mai ordinarla, vi verrebbe servito un piatto di soba fredda, una ciotola di brodo e la salsa di soia: ogni ingrediente è servito in un piatto a parte. Ciò significa che potrete condire la pasta con i vostri alimenti preferiti.

Esiste persino la cha-soba: questa variante è per tutti gli amanti del tè verde, con cui la farina viene impastata.

Inoltre, è possibile degustare la soba calda, cotta nel brodo, con l’aggiunta di uovo sbattuto, scaglie di tempura e il peperoncino in polvere.

Udon Tempura: ecco il modo giapponese di riscaldarsi in inverno

L’ultimo piatto è impossibile non citarlo ed è forse il più famoso: stiamo parlando degli udon. Questi sono spaghetti di grano tenero e assomigliano molto nella forma e nella misura ai nostri bucatini.

Esistono diverse varianti: Yaki Udon, Tempura Udon… specialmente quest’ultima viene guarnita con il tofu fritto oppure il gambero in tempura. Entrambe le varianti sono molto gustose e speziate.

Cerimonia The Giapponese

Cha No Yu: la cerimonia del tè giapponese

17/06/2018

Tutti la conosciamo: la cerimonia del tè giapponese è un importante rito che viene praticato dai parenti e dagli amici per passare un po’ di tempo insieme. Questa tradizione ha origini zen ed è molto importante per il Giappone. Dovete sapere che viene praticata secondo riti precisi; per esempio a seconda della stagione potrebbe persino cambiare il posto su cui si colloca il bollitore.

Nelle stagioni autunnali e invernali, il bollitore viene posto su una forma quadrata, ricavata dal tatami. Invece, in primavera e in estate, il bollitore viene collocato su un braciere appoggiato al tatami.

Come si fa la cerimonia del tè giapponese?

Sono presenti diversi tipi di tè giapponese: possiamo trovare il tè denso, detto koicha, e il tè leggero, usucha.

Il tè più utilizzato per la cerimonia è il matcha. Questo thè verde è polverizzato; viene aggiunta acqua calda servendosi di un frullino di bambù. Questo genere di tè non è un’infusione, bensì una sospensione.

Il tè verde può essere paragonato al nostro caffè: infatti, è un eccitante davvero sorprendente. Avete presente le pratiche meditative? Possono durare moltissimo; i monaci zen si sono sempre serviti del tè verde per rimanere svegli durante la meditazione.

La cerimonia del tè è cominciata probabilmente con la Dinastia Song. Questo rito è davvero importante per i giapponesi, grazie al quale trovano la loro identità sociale. Probabilmente, quest’ultima è l’essenza stessa dello zen.

Ogni azione durante il rito è molto precisa. Non ci sono gesti casuali. La stanza in cui avviene la cerimonia si chiama chashitsu. Deve essere arredata secondo precisi schemi e non è adibita a null’altro scopo.

Cha No Yu: celebrare il rito sociale

Prima abbiamo detto che il termine giapponese che indica il rito è il Cha No Yu: la cosa insolita è troviamo il verbo tateru, che si può tradurre con concelebrare.

Sapete che è prevista persino una composizione a seconda dell’importanza degli invitati? La persona più importante del gruppo è sempre al primo posto. Durante la cerimonia, gli ospiti vengono invitati a degustare il dolce; per i giapponesi e molto importante che i commensali siano sembra proprio agio.

L’atto finale prevede che il teishu si inchini insieme agli ospiti e richiuda la porta della stanza dietro di sé. Questa parte è molto semplice, ma esistono varie cerimonie del tè, che cambiano a seconda della difficoltà. Per esempio si può utilizzare il servizio di koicha, ovvero il tè denso: quest’ultimo richiede diversi utensili ed è molto complicato.

Salsa di Soia

Salsa di Soia: tutto ciò che dovreste sapere

12/06/2018

La salsa di soia non è prettamente giapponese, anche se il suo utilizzo è fondamentale per le ricette della tradizione. Originaria della Cina, viene utilizzata in diverse culture, dalla giapponese, fino alla coreana, all’indiana e alla filippina.

La salsa è fatta fermentare per un po’ di tempo; viene ricavata dalla soia, dal grano tostato da acqua e da una ingente quantità di sale.

Curiosità sulla salsa di soia

Una curiosità legata a questa salsa è il suo consumo esagerato: qualche tempo fa, qualcuno provò a bere la salsa di soia, senza consumarla insieme al cibo. Beh, dovete sapere che la classica boccetta che troviamo nei supermercati non va assolutamente presa come bevanda, perché metterebbe a serio rischio i nostri organi interni, che non saprebbero affrontare il sale contenuto in essa.

Pertanto, fate attenzione al suo uso smodato e utilizzatela soltanto come accompagnamento per il sushi e ovviamente per cucinare. Infatti, una delle domande che sentirete ripetere più spesso è: la salsa di soia fa male? Be’, consumata in dosi eccessive certamente, inoltre è sconsigliata nelle diete povere di sodio. Tuttavia, una o due volte a settimana, il suo consumo non arreca danni all’organismo.

Possiamo trovare la salsa di soia tra gli ingredienti della famosissima salsa Worcester, di origine inglese.

I molteplici utilizzi della salsa di soia la rendono estremamente versatile: ne basta infatti una goccia per insaporire qualsiasi piatto. I giapponesi la usano spesso nel condimento per la pasta, per conferire un sapore più deciso e invitante.

Come viene utilizzata la salsa di soia

Avete mai provato gli udon giapponesi? Con verdure, pollo o misto mare, e l’immancabile salsina? Ecco, per molti sono una vera e propria droga, perché l’odore e il sapore conferiti al piatto grazie alla salsa di soia sono veramente eccezionali.

La salsa di soia viene impiegata nei seguenti piatti:

  • Condimento per il sushi;
  • In aggiunta alla pasta, alla carne, al pesce;
  • Molti alimenti si fanno marinare nella salsa di soia;
  • Può essere utile per condire le insalate;
  • È un importante ingrediente di cottura per la cucina giapponese;
  • Può servire per creare la salsa kabayaki, la salsa teriyaki e la salsa worcester.

Sappiate, inoltre, che esistono diversi tipi di salsa di soia. La fermentazione di quest’ultima varia tra i 12 e i 18 mesi; un tempo davvero lunghissimo! Ecco le due principali salse:

  • Tamari: appartiene alla cucina cinese. Non contiene frumento, è densissima e molto salata;
  • Shoyu: appartiene alla cucina giapponese. C’è il frumento ed è economica.
Cosa si beve in Giappone?

Le bevande giapponesi: scopriamole insieme

07/06/2018

Il Giappone vanta una tradizione culinaria molto diversa dalla nostra, ma altrettanto importante per comprendere gli usi, i costumi e le origini di questo popolo. Conosciamo, bene o male, le ricette principali della loro cucina, come il sushi, lo yakitori e il ramen, ma sappiamo ben poco delle bevande che possiamo trovare in Giappone.

Sicuramente, al ristorante, avrete visto il sakè, che è probabilmente la bevanda più conosciuta e che appartiene alla loro tradizione secolare per la cerimonia del tè. Il rituale è considerato importantissimo dai giapponesi. per loro, è un rito sociale a cui non rinunciare.

Quali sono le bevande tradizionali giapponesi?

Oltre al sakè, possiamo citare il tè giapponese, O-cha: è il tè verde. Questa bevanda è consumata giornalmente dai giapponesi, che sia colazione, pranzo o cena, o un incontro con gli amici e i familiari.

Solitamente, la raccolta del tè è fissata per gli inizi del mese di Maggio. Possiamo trovare diverse varietà di tè:

  • Bancha: varietà che si raccoglie ad agosto;
  • Gyokuro: le sue foglie sono molto particolari, tenere e dolci. Viene considerato molto pregiato;
  • Sencha: questo è il tipo più comune di tè, non è pregiato come il Gyokuro. La raccolta potrebbe iniziare verso giugno;
  • Maccha: in Occidente, possiamo ormai trovare molte persone appassionate di maccha. Sta diventando molto famosa la variante del tiramisù al maccha. Il suo utilizzo è destinato alle cerimonie ed è comunemente in polvere;
  • Houjicha: le sue foglie vengono tostate prima di essere infuse nel tè.

Uno sguardo ai liquori e alle birre giapponesi

I giapponesi non aggiungono lo zucchero in questa bevanda, contrariamente agli inglesi, che sono soliti mettere lo zucchero o il latte.

Lo abbiamo nominato all’inizio dell’articolo: tra le bevande più consumate, possiamo trovare il sakè. La bevanda alcolica per eccellenza è una pastorizzazione e fermentazione di riso e acqua. Dovete sapere che nella preparazione del sakè è l’acqua il segreto: se non è di ottima qualità, si otterrà un sakè sciapo. L’acqua destinata al sakè è un po’ un ossimoro, perché dovrebbe coniugare la giusta dose di asprezza e dolcezza.

Altri tipi di bevande in Giappone sono le seguenti:

  • Mirin: il tradizionale sakè dolce, che viene usato per cucinare. È l’ingrediente base della marinatura teriyaki;
  • Umeshu: un liquore giapponese molto particolare, derivato dalla macerazione delle prugne verdi acerbe nell’alcool, con una ingente quantità di zucchero di canna;
  • Hoppy e Happoshu: birre a basso contenuto alcolico. La Hoppy sfiora soltanto i 0,8 gradi.

Come direbbero i giapponesi: Kampai!

Onigiri Giapponesi

Tutti pazzi per gli Onigiri: gli “arancini” giapponesi

30/05/2018

Vi è capitato sicuramente di imbattervi negli Onigiri, che quasi tutti i ristoranti giapponesi offrono nel proprio menù. Spinti dalla curiosità, l’avete ordinato e siete curiosi di conoscere la loro storia. Dovete sapere che in molti lo definiscono “l’arancino giapponese”, per la forma che ricorda lo street food catanese.

L’Onigiri è considerato lo spuntino giapponese per eccellenza; possiamo chiamarlo anche con il nome di Omusubi. Questa polpetta di riso ha molte varianti, soprattutto al suo interno: il cuore dell’Onigiri è composto normalmente da sake e maguro. Oltre al pesce, può essere riempito da avocado, da umeboshi e spolverato con sesamo. Attorno, possiamo trovare l’alga nori, che serve per dare compattezza e permetterci di afferrarlo senza sfaldare il riso.

Gli Onigiri: i famosi triangoli giapponesi spopolano in Italia

La sua forma triangolare ricorda vagamente l’arancino catanese. L’Onigiri è nato come street food; se siete stati in Giappone, saprete che può essere acquistato dai rivenditori lungo la strada. Molti giapponesi ricorrono a questo cibo da asporto per il loro pranzo da ufficio.

Inoltre, sono presenti molti locali, chiamati onigiri-ya, specializzati nella vendita di Onigiri.

Un primo testo che ci consente di farci un’idea sulla nascita degli Onigiri è dell’XI secolo. Ai tempi, era conosciuto con il nome di tojiki ed era destinato per i pic nic all’aperto.

Erano i samurai a consumare gli onigiri, che venivano avvolti in foglie di bambù, proprio durante le guerre e gli assedi. Consentiva di avere sempre del cibo con sé, che riusciva a mantenersi intatto.

Come vengono preparati gli Onigiri? Cosa c’è al loro interno?

Seppure noi conosciamo soltanto la forma triangolare, in Giappone ne vengono venduti di diversi tipi: possiamo trovarlo in forma cilindrica e sferica. Gli ingredienti del “cuore” dell’Onigiri non prevedono mai la carne, ma un mix di pescato.

Queste polpette di riso vengono preparate per i figli come pranzo al sacco per la scuola; in questo caso, vengono adornate dall’alga nori in modo molto particolare. Sono famose le palle di riso decorate, che ricordano un panda, per stimolare l’immaginazione dei bambini. Dopotutto, l’estetica giapponese è uno dei punti fondamentali di questa cultura, che si riscontra anche e soprattutto nel cibo.

Non avete mai fatto caso alla bellezza del sushi? Molti lo definiscono addirittura più bello che buono, ma è un gusto personale. Gli Onigiri vengono adornati da sorrisi, o da uno sguardo triste, grazie all’utilizzo dell’alga nori, che viene sapientemente tagliata. È un modo molto simpatico di servire il cibo, dopotutto!

Cucina Giapponese

Le più note pietanze giapponesi: alcune non le conosci affatto!

24/05/2018

Vai al ristorante giapponese ogni tanto e pensi di sapere tutto sull’omonima cucina? Bhe, sbagliato. Molto di quello che leggi sul menù giapponese è il frutto di un accostamento occidentale o prettamente americano. Per esempio, il California Roll, il famoso uramaki con maguro o sake e avocado, è in realtà totalmente americano.

Le ricette meno conosciute della cucina giapponese

Per permettere agli occidentali di gustare la loro cucina, gli chef giapponesi hanno adattato il sushi agli ingredienti del luogo. È il caso dell’avocado per il California Roll, o del Philadelphia, che raramente troviamo in Giappone.

Molti uramaki coloratissimi vengono proposti per attirare il grande pubblico ad assaggiare il sushi. Rimarrete sorpresi di scoprire che nei ristoranti in Giappone si pensa a dare risalto al pesce, più che ai condimenti strani.

A parte il sushi, che conosciamo, bene o male, tutti, ci sono molte ricette davvero gustose e particolari di cui non abbiamo mai sentito parlare.

  • Anmitsu: tra i dessert giapponesi più famosi al mondo c’è l’anmitsu. Questo dessert è molto particolare e gustoso. La sua riproduzione è prettamente estetica e scenica, come ogni ricetta giapponese. Vengono serviti dei cubetti di gelatina bianca, l’agar, che possiamo ottenere dalle alghe rosse. Solitamente, i cubetti vengono accompagnati da succo di frutta, acqua, marmellata dolce di fagioli rossi azuki.

I grandi classici della cucina giapponese: Dango, Donburi, Katsudon

  • Dobin Mushi: questa zuppa è davvero molto saporita. È considerata un classico della cucina giapponese. Viene servita in una teiera, dal nome ‘dobin’: i suoi ingredienti sono funghi matsutake, germogli e pesce. C’è molto limone dentro;
  • Dango: questo specialissimo ‘gnocco’ giapponese viene preparato grazie alla farina di riso. Sono serviti allo spiedo e vengono normalmente accostati al tè verde;
  • Donburi: viene considerato un piatto unico e casalingo, di facile preparazione ma molto nutriente. Bisogna cuocere il pollo, la salsa di soia, il mirin o il sake, nel classico brodo giapponese, il dashi. Non appena il pollo è pronto, vengono sbattute delle uova; dopodiché, il tutto viene servito in una ciotola con, ovviamente, del riso;
  • Katsudon: fino a qualche tempo fa veniva totalmente ignorata dai ristoranti giapponesi in Italia. Tuttavia, con gli anime e i manga, molti piatti destato l’interesse degli italiani, soprattutto i più giovani, che hanno richiesto la preparazione di questo piatto. La katsudon viene servita con riso, uovo, tonktzu; sopra al tutto, viene posta una cotoletta di maiale fritta. Vi assicuriamo che è una vera bontà!
Miso Giapponese

Il miso: una particolare zuppa giapponese

20/05/2018

La zuppa di miso è un classico della cucina giapponese e appartiene alla sfera dei piatti caldi. Se credete che i giapponesi mangino sushi tutto l’anno, vi sbagliate: ramen, zuppe, carni e pesci grigliate… esistono delle varietà di piatti caldi davvero gustosi e ottimi!

La zuppa di miso, per altro, è conosciuta per le sue proprietà: alcuni giapponesi ci fanno addirittura colazione, per i benefici che apporta all’organismo. Questa particolare pietanza è davvero ottima: il miso, infatti, contiene proteine nobili ed enzimi. Il suo utilizzo è consigliato a chi soffre di disturbi intestinali; la flora batterica vi ringrazierà!

Le caratteristiche e i benefici della zuppa di miso

Ma cosa c’è al suo interno? Questo piatto non appesantisce molto lo stomaco, ed è considerato tendenzialmente leggero. Tuttavia, la sua sapidità è elevata, proprio per gli ingredienti usati durante la sua preparazione e per il miso, che altri non è che una pasta di soia fermentata. Questa sostanza viene usata nella cucina giapponese principalmente per marinare o gratinare.

Conosciuta con il termine misoshiru in Giappone, questa zuppa viene preparata grazie a uno speciale brodo in cui si immergono alga wakame e il miso. Il miso non è altro che una sostanza a base di semi di soia e cereali, ovvero orzo e riso, che grazie all’azione di un fungo viene fatto fermentare per moltissimo tempo.

La fermentazione deve essere lunga, per garantire una zuppa di miso di alta qualità. Il miso, prima di essere sciolto nel brodo, è una pasta molle che viene fatta fermentare in abbondante acqua salata. Per questo, normalmente, non si aggiungono ulteriori condimenti alla zuppa.

Quali sono gli ingredienti di una buona zuppa di miso?

Alcuni ingredienti standard che vengono utilizzati per la preparazione della zuppa di miso sono: daikon, porro, zenzero, carote e, ovviamente, l’immancabile tofu. L’ingrediente fondamentale, invece, che non deve mai mancare in una buona zuppa di miso, è il dashi. Il dashi è un cibo composto da scaglie di tonnetto striato essiccato, conosciuto con il nome di katsuobushi. L’alga, invece, è kombu, non la classica nori che ritroviamo nel sushi.

Per cucinare questo piatto, dovrete comprare il miso, che viene venduto dai market asiatici a un costo davvero irrisorio.

Preparare la zuppa di miso non richiede molto tempo, solo un’attenta scelta degli ingredienti, perché potrebbero alternarne o pregiudicarne il sapore. È ottima anche per un pranzo al volo; i giapponesi la portano in ufficio!

Futomaki Miyama

Futomaki, hosomaki e uramaki: ecco le differenze

15/05/2018

La cucina giapponese non si limita a servire solo il classico sushi, ma ha moltissime varianti di piatti freddi e caldi. Tuttavia, nella categoria sushi, possiamo trovare davvero un sacco di differenze, in base al nome del piatto. Quando andiamo in un ristorante giapponese, normalmente i nomi vengono accompagnati da una foto, per comprendere la peculiarità del piatto.

Sushi: qual è la differenza tra futomaki, hosomaki e uramaki?

In questo articolo, vorremmo darvi una mano a scoprire le differenze sostanziali tra futomaki, hosomaki e uramaki. Le tre tipologie che abbiamo elencato presentano caratteristiche simili; gli ingredienti utilizzati sono quasi gli stessi, ma varia la loro forma.

  • Futomaki: questo tipo di sushi è stato pensato per essere il classico cibo da passeggio. Infatti, rispetto agli altri due, è molto più grande e una porzione da sei tende a riempire chi lo ordina. Arrotolato fino ad avere la parvenza di una polpetta cilindrica, l’alga nori all’esterno lo rende più croccante. Il ripieno non è sempre lo stesso e molti ristoranti lo servono impanato e fritto;
  • Hosomaki: questo tipo di sushi ricorda un futomaki in una versione ridotta. All’interno potrete trovare al massimo due ingredienti, se non il classico pesce crudo, come tonno, salmone, o nella proposta vegetariana solo l’avocado. Anche l’hosomaki ha l’alga nori all’esterno. Solitamente, viene servito anche impanato e fritto, con la philadelphia come topping, o la tartare di salmone nella tipologia più ricercata;
  • Uramaki: questo speciale sushi è arrotolato su se stesso, con l’alga nori posta all’interno. All’esterno, trovate solo il riso bianco, con diversi topping, a seconda degli ingredienti all’interno. L’uramaki è il sushi che nei ristoranti giapponesi vanta più proposte. Dal classico con salmone/tonno e avocado, molti chef giapponesi si spingono fino alla creazione di piatti davvero unici e innovativi.

Come viene preparato il riso per il sushi?

Come vedete, le tre tipologie di sushi elencate hanno molti elementi in comune – sicuramente l’alga nori è tra gli ingredienti base di un buon sushi – ma cambia la loro forma e la loro dimensione.

Sapevi che la parola sushi in Giappone viene tradotta con “aspro”? Questo termine è dovuto agli ingredienti con cui viene cotto il riso, ovvero aceto di riso, zucchero, sale, kombu e sake. È merito loro se il riso ha quella nota “acidula”, che con il pesce crudo e la salsa di soia si sposa benissimo!

Speriamo di aver fatto un po’ di chiarezza sulle tipologie di sushi.

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Ramen

Ramen: tutte le tipologie di questo particolare piatto giapponese

12/05/2018

La cucina giapponese vanta moltissimi piatti. Quando discutiamo di cibo giapponese, il nostro primo pensiero è ovviamente il sushi, ma ci stiamo limitando alla sfera dei piatti freddi. In realtà, in Giappone, sono presenti una varietà di piatti caldi davvero gustosi, come il Ramen. Il Ramen, che è stato lanciato in tutto il mondo ANIME, ci ha messo un po’ ad arrivare in Italia. Ovviamente, il piatto è piaciuto subito, per la sapidità particolare e le varianti proposte dai ristoranti giapponesi.

Ramen: un piatto gustoso nei mesi invernali

L’origine del ramen, in realtà, si attribuisce alla Cina: in una ciotola, si mettono brodo, carni varie e verdure, con l’aggiunta di tagliatelle speciali, conosciuti come noodles. Originariamente, il ramen era conosciuto come il classico cibo di strada, perché veniva venduto dai chioschi in comode ciotole da asporto.

Ramen di Pollo

La cucina giapponese è famosa in tutto il mondo per gli ingredienti che utilizza; in poche parole, mira a creare un’esplosione di sapori davvero unica. I quattro elementi fondamentali per la riuscita di un ottimo ramen sono il brodo, il tare, i noodles e i condimenti.

Come per tutte le ricette, ogni regione giapponese ha la propria tipologia di ramen. In Giappone, una delle regole di vita è di non buttare mai via nulla, ed è su questa regola che si fonda la preparazione del ramen. Infatti, molto spesso, è di uso comune trovare all’interno degli avanzi della sera prima.

Le varie tipologie di Ramen presenti in Giappone

Di seguito, vi elenchiamo qualche tipologia di ramen delle varie regioni:

  • Tokyo Ramen: gli ingredienti che troverete in questo ramen sono scalogno, alga nori, arrosto di maiale, germogli di bamboo e salsa di soia. Questo è anche il ramen più presente nei ristoranti giapponesi in Italia;
  • Tokyo Tsukemen: questo ramen è davvero particolare. Prevede che gli ingredienti siano slegati tra di loro: il brodo viene servito a parte, con la soba fredda e l’alga nori collocate in un’altra ciotola;
  • Nagoya Taiwan Ramen: un ramen molto particolare, inventato da un famoso chef taiwanese negli anni ’70. Tra gli ingredienti, sono presenti macinato di maiale, erba cipollina cinese, peperoncino, scalogno e aglio. Una variante davvero gustosa e “piccante”;
  • Kyoto Ramen: Kyoto è una frazione di Tokyo molto elegante, di raffinata estetica. Qui il ramen somiglia molto a quello di Tokyo, con la differenza che è possibile trovare spezie, aglio, pasta di fagioli rossi e pepe bianco al suo interno.
Sashimi e Tartare

Sashimi e Tartare: il sushi perfetto per l’estate

07/05/2018

Con l’avvicinarsi dell’estate, molti italiani pensano ai classici piatti freddi, da preparare in un batter d’occhio e che ci aiutino ad arrivare appagati e non affamati alla fine della giornata. In questo scenario di caldo e di afa, si figurano due classici della cucina giapponese, che potrebbero venire in aiuto, soprattutto a chi ama il sushi. Stiamo parlando di sashimi e tartare, due cibi che troverete comunemente in tutti i ristoranti giapponesi.

Sashimi e Tartare: piatti giapponesi per l’estate

Il sashimi, solitamente, è composto da otto pezzi di pesce crudo: i più comuni sono tonno, salmone e branzino, ma alcuni ristoranti offrono la possibilità di ordinare anche gambero crudo e polipo. Il pesce crudo, preventivamente abbattuto, ha pochissime calorie e apporta inoltre una dose massiccia di Omega 3, che aiuta il cervello a riflettere bene.

In estate, è sconsigliato cibarsi di piatti molto calorici, perché il corpo, già privato dal caldo, faticherà a mettere in moto la digestione, causando un rallentamento e una sensazione di appesantimento davvero fastidiosa.

Dopo l’avvento dei diversi ristoranti giapponesi, sempre più italiani hanno integrato il sushi nella loro dieta settimanale, concedendoselo almeno per una sera. Il sushi è un alimento che non ha tantissime calorie da smaltire al pari della pasta: ordinare un box di sushi è un ottimo modo per mangiare sano ed evitare di appesantirsi troppo.

Come preparare il sashimi e la tartare

Un altro alimento della cucina giapponese che riscuote molto successo è la tartare. Anche questa, sapientemente preparata, è davvero un piatto leggero e gustoso. Gli ingredienti classici della tartare sono: salmone, tonno, avocato, e salsa di soia. Alcuni aggiungono un po’ di riso venere, ma con il riso potremmo definirla più una cirashi. La cirashi, per esempio, è la classica schiscetta dei giapponesi: con pochissimi ingredienti riescono ad arrivare sazi fino a sera. E che belle composizioni si possono creare con l’utilizzo dell’alga!

Con il caldo, è bene mantenersi leggeri ed evitare possibili indigestioni. Ripiegare sui piatti giapponesi, può rivelarsi davvero un’ottima idea. Ordinate del sashimi e della tartare dal vostro ristorante di fiducia, o provate a preparare questi piatti voi stessi.

La bontà della cucina giapponese

Su internet, troverete molti consigli sulla tecnica di abbattimento del pesce, che è un punto fondamentale della preparazione del sushi.

Dopodiché, potrete gustare il vostro sashimi e la vostra tartare: ottime a cena e a pranzo, senza preferenze, diventeranno un must dell’estate!

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Passione miyama giapponese

Il sushi fa ingrassare?

03/05/2018

Il sushi è diventato il cibo del momento: da qualche anno a questa parte, complici i ristoranti giappo-cinesi, molti italiani si sono innamorati di questo alimento. Presente sia nella classica forma All You Can Eat, o con il menù Alla Carta, c’è da dire che in molti non si sanno regolare sul consumo del sushi.

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