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Bevande giapponesi Bevande giapponesi: abbinare tè verde e sake alle portate

Bevande giapponesi: abbinare tè verde e sake alle portate

Nel nostro percorso di gusto, le bevande giapponesi con cui accompagnare il pasto non sono un dettaglio: determinano ritmo, pulizia del palato e intensità aromatica. Il tè verde esalta freschezza e nitidezza; il sake, con profumi di cereali e frutta, amplifica umami e morbidezza. La chiave è bilanciare struttura del piatto e persistenza della bevanda. 

Tè verde: temperature e stili per il sushi

Per nigiri e hosomaki delicati preferiamo sencha servito caldo a temperatura moderata: tannini gentili, sorsi puliti, zero interferenze con il riso. Con sashimi grasso (tonno toro, salmone ventrale) proponiamo gyokuro più vellutato, che addomestica la grassezza. Su tempura e fritti entriamo con un hojicha tostato: asciuga gli oli, rinfresca e prepara al boccone successivo.

Sake base: come orientarsi tra Junmai, Ginjo e Daiginjo

Nel mondo del sake contano grado di levigatura del riso e stile:

  • Junmai: struttura piena, acidità presente; perfetto con piatti saporiti (anguilla, marinature).

  • Ginjo: profumi fruttati e floreali, corpo medio; ottimo con uramaki e tartare.

  • Daiginjo: finezza e setosità; ideale per sashimi pregiati e crudi minimal.

Regola d’oro: più il piatto è essenziale, più sale il livello di eleganza del sake.

Bevande giapponesi e abbinamenti firmati Miyama

Per sashimi di branzino serviamo spesso un Ginjo fresco: profumi nitidi, finale pulito. Con uramaki ricchi (tartare + topping croccante) funziona un Junmai leggermente più caldo, che sostiene salse e consistenze. Su chirashi e donburi puntiamo a sake equilibrati o a sencha per contrastare la dolcezza del riso. Con udon e piatti in brodo, un tè verde più morbido evita di coprire il dashi.

Condimenti e temperatura: dettagli che contano

Salsa di soia, wasabi e agrumi cambiano la partita. Con soia intensa, meglio un Junmai più deciso; se usi yuzu o limone sul pesce, scegli un Ginjo aromatico o un sencha brillante.

Temperature: i sake non sono solo freddi – leggermente tiepidi (kanzake) su piatti corposi amplificano umami e profondità; tè troppo bollente, invece, anestetizza il palato e appiattisce i crudi. Le bevande giapponesi sono tante, così come le temperature a cui è buon costume servirle. 

Errori comuni (e come evitarli)

Non cercare “più profumo” a tutti i costi: un Daiginjo floreale su uramaki molto conditi può scomparire. Evita anche soia e wasabi eccessivi: coprono sia il sake sia il tè. Infine, alternare tè e sake nello stesso pasto è possibile, ma con progressione: tè per partire puliti, sake per i piatti centrali, ritorno al tè per chiudere lineari.

Percorsi degustazione con bevande giapponesi: dal leggero all’intenso

Ti proponiamo tre binari:

  • Green Path: hosomaki + sashimi magri con sencha, finale hojicha su tempura leggera.

  • Sake Journey: nigiri assortiti con Ginjo, uramaki ricchi con Junmai, chiusura con Daiginjo su sashimi pregiato.

  • Mix e Match: tè per l’avvio, Ginjo per i roll creativi, rientro al tè per dessert e frutta.

Ape in zona San Siro?

Da Miyama costruiamo abbinamenti tè verde e sake calibrati sul tuo ordine, sulla stagione e sull’intensità dei condimenti. Dillo al cameriere: prepareremo un percorso su misura che valorizzi ogni boccone, dal primo nigiri all’ultimo sorso.

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