Tag: Cibo e Cultura

Funghi Shiitake: proprietà e modi d’uso

12/09/2022

Quando parliamo di Shiitake, come lo Champignon, parliamo del fungo commestibile più consumato al mondo. Molto buono da mangiare, lo Shiitake è anche estremamente utile come fungo medicinale e nello specifico, nella Medicina Tradizionale Cinese, veniva e viene tutt’ora impiegato soprattutto per trattare le patologie di natura virale come l’herpes, l’influenza, il morbillo e la bronchite, nonché per trattare i disturbi del fegato.

Inoltre nell’antica corte reale giapponese veniva utilizzato anche come alimento afrodisiaco ed era considerato un elisir di lunga vita.

Il fungo

Si tratta di un fungo originario del Giappone, della Cina e della penisola Coreana. Il suo nome deriva dal giapponese “Shii” che significa quercia e da “Take” che significa fungo proprio ad indicare che si tratta di una tipologia di fungo che cresce spontaneamente sui tronchi di questi alberi.

Cresce anche su alberi morti, o morenti, di castagni, faggi ed ontani in zone ombreggiate come boschi o foreste e a ridosso di fiumi, ruscelli, o altre fonti d’acqua fresca.

Conosciuto in Cina con il nome di Xianggu che significa fungo profumato, o fragrante, probabilmente per via del suo aroma simile a quello del caramello è conosciuto anche con i nomi di “forest mushroom” che sta per fungo della foresta, e “black forest mushroom” ossia fungo della foresta nera.

Il suo nome scientifico è Lentinus Edodes che significa flessuoso e commestibile.

Proprietà e benefici

In Oriente, oltre ad essere considerato un ottimo alimento, lo Shiitake viene utilizzato anche per le sue molteplici proprietà medicinali. Oggi, grazie a numerosi studi scientifici, sappiamo con certezza che questo fungo può esserci d’aiuto nel curare e nel prevenire molti problemi di salute. Questo perché contiene molti principi attivi, tra i quali:

  • Sali minerali: calcio, ferro, potassio e zinco;
  • Tutti gli aminoacidi essenziali ed i più comuni non essenziali;
  • Provitamina D;
  • Vitamina B2 e B12;
  • Vitamina E;
  • Acidi grassi insaturi;
  • Eritadenina (responsabile delle proprietà ipocolesterolemizzanti);
  • β-Glucani (polisaccaridi ad azione immunostimolante).

Il fungo si dimostra utile per curare:

  • Colesterolo cattivo alto (ipercolesterolemia);
  • Influenza, tosse e raffreddore;
  • Epatite B;
  • Candida;
  • Carie dentaria;
  • Cancro e deficit immunitario;

L’utilizzo di Shiitake non presenta particolari controindicazioni tranne che per persone allergiche ai funghi, o intolleranti a una o più sostanze contenute nel fungo. Per quanto riguarda il suo utilizzo in cucina, al pari di altri funghi come i prataioli o i funghi porcini, i funghi Shiitake possono essere impiegati freschi oppure secchi, per la preparazione di gustosissime ricette.

Ad esempio per realizzare risotti, spaghetti, zuppe, crepes, abbinati alla carne o al pesce, oppure, se preferisci, per preparare delle gustose pietanze 100% vegan.

Sake

Sake – La famosa bevanda giapponese

20/08/2022

Sushi e sashimi ed è “matrimonio” perfetto! Ma per rendere ancora più piacevole la degustazione di questi piatti, possiamo abbinare la bevanda giapponese per eccellenza: il sake che negli ultimi anni ha suscitato forte interesse e si è fatta conoscere grazie a eventi dedicati a questa bevanda alcolica a base di riso e a momenti di approfondimento nel corso di importanti manifestazione gastronomiche.

Cos’è il sake e come si produce?

Il sake, non sakè, non è un liquore o un distillato, non è vino né birra, ma una bevanda ottenuta dalla fermentazione del riso. Esistono varietà di riso utilizzate esclusivamente per la produzione di questa bevanda alcolica. La fermentazione è indotta da un microrganismo (una muffa) chiamato koji‐kin e dall’aggiunta di lievito (kobo).

La gradazione alcolica del sake varia dal 13% al 16%. Si può bere caldo o freddo a seconda della stagione e del contesto. Alcuni tipi, poi, se riscaldati a bagnomaria sino a 40 °C o 50 °C sviluppano complessità, corpo e una piacevolissima bevuta specialmente se accompagnati a piatti succulenti o con climi freddi o invernali. In genere però la temperatura di servizio ideale è simile alla temperatura del cibo con cui viene servito il sake.

A seconda delle tipologie, si può bere in tazzine di terracotta o di ceramica oppure in bicchieri di vetro. Un altro recipiente tradizionale è il masu, una sorta di scatolina in legno di cedro.

Origini e storia del sake

Quella del sake in Giappone è una storia millenaria inevitabilmente legata all’origine della coltivazione del riso. I più antichi scritti su questa bevanda si trovano in alcuni documenti cinesi del terzo secolo, che rivelano come “i giapponesi sono molto appassionati di sake” e “sono soliti berlo in compagnia nelle occasioni di lutto”. I templi scintoisti e buddisti iniziarono a produrlo tra il XII e il XV secolo, periodo in cui si svilupparono le tecniche moderne di fermentazione.

Alcuni ristoranti, anche in Italia, stanno puntando su una proposta interessante per far scoprire al pubblico le caratteristiche di questa bevanda alcolica che accompagna perfettamente le specialità della cucina nipponica.

I principali tipi di sake

Esistono vari tipi di sake, articolati in categorie che differiscono fra loro per la percentuale di sbramatura del riso e l’eventuale aggiunta di alcol al termine della fermentazione. Levigando il riso si eliminano elementi indesiderati come grassi e proteine, garantendo una più spiccata aromaticità e una maggiore eleganza del prodotto finale.

tobiko

Tobiko: cos’è e utilizzo

20/07/2022

Voglia sfrenata di sushi? Si, sappiamo bene di cosa stai parlando! E proprio per questo che oggi vogliamo parlarti del Tobiko. Non sai bene cosa sia? Allora continua a leggere!

Tobiko (とびこ) è una parola giapponese che indica il pesce volante capriolo molto conosciuto per il suo utilizzo nella creazione di alcuni tipi di sushi. Le uova di questo pesce sono piccole con dimensioni che oscillano tra i 0.5 e i 0.8 mm. Per confronto, tobiko è più grande di masago (capelino uova), ma più piccolo di ikura (salmone capriolo). Di solito tobiko ha un colore rosso-arancio e si contraddistingue per il suo sapore leggermente affumicato o salato e per la consistenza croccante.

Tobiko a volte viene colorato per cambiarne l’aspetto: altri ingredienti naturali vengono utilizzati per realizzare il cambiamento come inchiostro di seppia per renderlo nero, yuzu per renderlo arancione pallido (quasi giallo) o addirittura wasabi per renderlo verde e piccante. Una porzione di tobiko può contenere più pezzi, ciascuno di colore diverso.

La principale funzione del tobiko è quella di colorare e insaporire i piatti della cucina giapponese. Alcuni di questi vengono regolarmente proposti nei ristornati giapponesi di tutto il mondo: Tobiko Maki ovvero un tipo di Uramaki Sushi Roll, Gunkan e California Rolls.

Dal punto di vista nutrizionale, il tobiko non deluderà in quanto contiene un buon 40% di calorie. Inoltre è ricco di vitamine C, E e B2 con quantità rispettivamente del 7%, 10% e 12%. Tuttavia, troverai 6 grammi di proteine, 2 grammi di grassi e meno di 1 grammo di carboidrati. Insieme a tutto questo, contiene il 6% di folato, l’11% di fosforo e il 16% di selenio.

Ora che sai di cosa si tratta vogliamo lasciarti una piccola ricetta! Ecco come preparare gli involtini di sushi Tobiko!

Ingredienti: riso sushi cotto, sesamo, uova di pesce volante tobiko (per condire)

Riempimento: fogli nori, strisce di cetriolo, gamberi cotti e tritati, avocado.

Utensili: tappetino di bambù.

Preparazione:

  • Metti metà del foglio di nori sul tappetino
  • Distribuire il riso sushi su di esso in modo uniforme come una tortilla
  • Ora spalmateci sopra tutte le vostre salse preferite
  • Arrotolare la stuoia di bambù in tondo con una leggera pressione (questo per farla avvolgere strettamente la tortilla di riso come un rotolo)
  • Rimuovere il tappetino
  • Aggiungi tobiko sopra i rotoli
  • Avvolgere il rotolo in una carta stagnola
  • Affettare il rotolo
  • Rimuovere l’involucro

Segui passo passo la ricetta e i tuoi involtini di sushi Tobiko sono pronti.

Tempura Maki

Uramaki di stagione: scopri le nostre novità

15/06/2022

Voglia di Uramaki? Bene, allora conosciamoli un po’. Gli Uramaki rappresentano uno dei cinque tradizionali involtini di sushi della cucina giapponese, i maki. Si presentano come un rotolino di riso all’esterno con all’interno un ripieno di alga, pesce e verdure.

Ecco le caratteristiche degli Uramaki e le differenze con gli altri maki.

Uramaki: come sono fatti

Letteralmente il significato del nome è “rotolo dentro e fuori”. Gli Uramaki sono infatti rotolini di riso con all’interno una foglia di alga nori arrotolata e il ripieno decorato con semi di sesamo nero o bianco tostati oppure uova di pesce volante, conosciuto nei ristoranti sushi con il nome di Tobiko.

L’Uramaki è perfetto per chi sta iniziando a conoscere la cucina giapponese e ad esempio non è del tutto abituato all’impatto consistente dell’alga nori all’esterno dei tradizionali maki. Nell’Uramaki, infatti, l’alga si trova all’interno del rotolo e amalgamandosi con gli altri ingredienti ha un sapore più delicato.

Differenza tra gli Uramaki e gli altri maki

Nei maki classici, come i tradizionali hosomaki o i più grandi futomaki, l’alga è sempre all’esterno a contenere il ripieno di riso e pesce, o verdure. La caratteristica tipica degli Uramaki è invece la presenza dell’alga all’esterno.

Rispetto agli hosomaki, gli Uramaki sono più grandi e ospitano un ripieno con più ingredienti; in genere due o tre. Le possibilità per preparare il ripieno sono ovviamente infinite, tuttavia gli ingredienti di base sono il pesce crudo e le verdure.

I pesci più adatti alla preparazione dell’Uramaki sono in prevalenza il salmone e il tonno, abbinati di solito a cetrioli, zucchine, mango o avocado. Naturalmente, la fantasia del nostro chef e i desideri espressi dai nostri clienti consentono di sperimentare molti altri accostamenti, costituiti da ingredienti inediti e armonie particolarmente creative.

Tra i tanti Uramaki che potrete trovare da noi vogliamo consigliarvene due in particolare: il maki con funghi shitake, ed il maki carciofo e tartare di ricciola! Se sei un appassionato di funghi, non puoi assolutamente sottrarti dal provare il maki con funghi shitake, originari del Giappone e coltivati anche in Cina. Dove puoi trovarlo? Semplice! Nel nostro ristorante giapponese a Milano, dove potrai trovare diverse specialità preparate con i funghi Shiitake, tutte da provare.

Infine ti consigliamo di provare il maki carciofo e tartare se sei un amante della freschezza e della leggerezza; una vera e propria delizia per il palato, semplice, rinfrescante, preparato con salsa di soia e salsa ponzu che dà origine a un sapore davvero particolare. Noi di Miyama ti proponiamo inoltre numerose varianti: possiamo utilizzare il salmone o il tonno, ma non solo. In aggiunta alle tartare di pesce, spesso, troviamo l’avocado, che ben si sposa con i sapori orientali.

stile giapponese

Cucinare in stile giapponese: quali sono gli utensili necessari

12/11/2021

Lo stile giapponese in cucina richiede la presenza di diversi attrezzi, indispensabili per svolgere tutte le lavorazioni tipiche della tradizione di questo paese, che necessitano prima di tutto di precisione.

Chiunque desideri provare a preparare le specialità giapponesi a casa deve quindi dotarsi di coltelli e di accessori per il taglio dei vari ingredienti, che può variare in base alle specifiche ricette.

Oltre ad avere a disposizione, naturalmente, contenitori e dosatori, una bilancia e altri strumenti che garantiscano il minimo margine di errore nelle dosi.

Un altro riguardo merita poi il servizio al tavolo: anche in questo caso è opportuno disporre di alcuni utensili specifici. 

Se desideri dotare la tua cucina di tutto quanto ti può servire per operare in perfetto stile giapponese, vieni a trovarci e chiedi consiglio al nostro staff.

Il ristorante giapponese Miyama di Milano San Siro è aperto a pranzo e a cena e offre inoltre il servizio di delivery e di take away, ideale per la pausa pranzo o per una cena in famiglia. 

Cucinare in stile giapponese: l’importanza delle dosi

Gli strumenti per misurare e pesare i vari ingredienti sono il primo elemento da prendere in considerazione in una cucina attrezzata in stile giapponese.

Per lavorare con precisione ed efficacia, è importante avere una bilancia da cucina il più possibile affidabile, oltre ad una brocca o un bicchiere graduati per misurare con precisione le quantità di prodotti liquidi o solidi. 

Tuttavia, in mancanza di accessori, si può comunque tenere presente che un bicchiere contiene 200 ml di liquido, un cucchiaino da tè 5 ml e un cucchiaio da tavola 15 ml. 

Oltre agli utensili per pesare, è importante dotare la propria cucina di coltelli, pelapatate, grattugie, ciotole e contenitori. 

Coltelleria e attrezzi per una cucina giapponese perfetta

Come sappiamo, le lame rappresentano un elemento fondamentale per cucinare in stile giapponese: i coltelli del Giappone si distinguono per l’alta qualità e la precisione del taglio. Non a caso, la forgia delle lame rappresenta una tradizione storica millenaria. 

Per lavorare bene, è indispensabile disporre di un coltello universale e di qualche lama di precisione per preparare il sushi e per tagliare le verdure. Può essere utile anche una forbice separabile, da utilizzare nelle due parti distinte, e una grattugia per la preparazione di polpette e ripieni. 

Pentola cuociriso elettrica e altre pentole

La pentola cuociriso è una presenza molto utile in ogni cucina in cui si desideri mangiare in stile giapponese.

Il consiglio è quello di scegliere un apparecchio di buona qualità, di una capienza adatta a soddisfare le proprie esigenze. Il cuociriso, come sappiamo, è indicato anche per la preparazione del sushi. 

Per la frittata si consiglia l’uso di un’apposita pentola giapponese, in rame, dalla forma solitamente quadrangolare. 

In merito al servizio in tavola, è importante disporre di ciotole di diversa misura, per servire i vari piatti, le salse e i condimenti, oltre a diversi set di bacchette. 

coltelli giapponesi

Coltelli giapponesi utilizzati in cucina: scopriamo quali sono

28/10/2021

I coltelli giapponesi da cucina si distinguono per le caratteristiche di alta qualità della lama e per l’estetica elegante, tanto da essere i preferiti di molti chef anche in Occidente, oltre a presenziare sempre più spesso nelle cucine residenziali.

In Giappone la forgia delle lame è un’arte millenaria, una caratteristica che rende molto diversi i coltelli giapponesi dalla classica coltelleria da cucina. 

Vuoi scoprire quali sono e come si utilizzano i coltelli giapponesi nelle varie preparazioni? Vieni al ristorante giapponese di Milano San Siro Miyama: il nostro chef e lo staff di cucina saranno lieti di mostrarti le caratteristiche e le doti dei migliori coltelli del Giappone. 

Coltelli giapponesi adatti a tutti gli utilizzi

Il santoku è il coltello universale giapponese, che viene utilizzato praticamente per tutto, dalla carne, al pesce, ai vegetali, un po’ come avviene con il classico coltello da cucina europeo.

É un coltello leggero e piuttosto piccolo, la cui lama è affilata da entrambi i lati. 

I coltelli giapponesi adatti a lavorare verdure e ortaggi sono il nakiri e l’usuba, apparentemente simili, mentre in realtà il primo viene utilizzato per tagliare normalmente i vegetali e il secondo è un accessorio utilizzato in prevalenza dai professionisti per effettuare lavori di precisione, grazie alla particolare conformazione della lama.

Infatti, la lama del coltello usuba ricorda quella della katana, la spada tradizionale giapponese. 

Coltelli per il pesce e per la carne

Il coltello tipico giapponese per il taglio della carne o del pesce è il deba.

Viene utilizzato spesso dagli operatori dei mercati e dai professionisti in genere, si manovra in genere come una mannaia e permette di effettuare tagli molto precisi, in merito alla lama piuttosto larga, dal filo asimmetrico. 

Esiste inoltre un coltello appositamente progettato per sfilettare il pesce ed eseguire tagli di precisione, come avviene ad esempio per preparare il sushi o il sashimi. Si tratta dello yanagiba è un coltello professionale, usato per preparare i filetti di pesce e in genere per effettuare tagli netti e precisi. 

Suggerimenti per chi vuole utilizzare le lame giapponesi

Avere a disposizione un set di coltelli giapponesi è un’ottima idea per chiunque ami la cucina, considerando che si tratta di lame adatte per lavorare ogni tipo di prodotto.

Naturalmente è molto importante la qualità, sia della struttura che, soprattutto, della lama. Per tale motivo, si consiglia di orientarsi verso produttori qualificati specificamente per questo tipo di coltelleria. 

street food giapponese

Street food giapponese: le specialità da gustare on the road

13/10/2021

Lo street food giapponese, come è avvenuto anche nel resto del mondo, si è diffuso fino a diventare non solo una tendenza, ma una vera e propria cultura. 

Inoltre, anche la più antica tradizione gastronomica del Giappone possiede una serie di piatti ideali da gustare on the road, mentre si passeggia o partecipa ad un evento.

Infatti, esattamente come avviene spesso anche in Italia, qualsiasi festa pubblica o mercato cittadino, non manca mai di essere accompagnato ad una serie di squisite specialità di quello che è il miglior cibo di strada giapponese. 

Il ristorante giapponese a Milano San Siro Miyama è pronto per accogliere gli ospiti a pranzo e a cena, così come per offrire la possibilità di organizzare la pausa pranzo, un aperitivo o una cena in perfetto stile giapponese a casa propria, grazie al servizio di delivery e di take away.

Le specialità dello street food giapponese

Come abbiamo detto, non c’è festa o evento di piazza in Giappone che non sia accompagnato dalle specialità dello street food, da acquistare direttamente presso gli stand allestiti lungo i viali e perfino fuori dai templi. 

Anche lo street food giapponese, naturalmente, si distingue per la raffinatezza dei colori e per la forma essenziale.

Gli spiedini, semplici ed eleganti, sono disponibili in diverse varianti, arricchiti da calamari, sgombri o altri pesci, oppure pollo. La particolarità degli spiedini di pollo è quella di utilizzare praticamente tutte le parti del volatile, comprese le interiora. 

Le polpette alla griglia takoyaki sono preparate con pezzetti di polpo accompagnati da tempura, zenzero, cipolla e uova, decorati con fiocchi di tonnetto o germogli. Esistono comunque diverse varianti delle polpettine di polpo, anche in versione italianizzata, con l’aggiunta di mozzarella e pomodoro.

Per chi apprezza lo street food semplice, che non richiede l’uso né delle bacchette né degli spiedini, le nikuman sono polpettine appetitose, da gustare calde, con un morbido ripieno di carne e spezie, realizzate in tante versioni. 

Anche i dorayaki, i panini dolci ripieni con marmellata di fagioli azuki, e gli gnocchi di riso con salsa di soia o di tè verde, sono da considerarsi un’ottima soluzione per chi apprezza il cibo da consumare lungo il cammino. 

Pranzare on the road con il bento

Chi ama pranzare all’aperto, non può mancare di sperimentare la tipica espressione dello street food giapponese, ovvero il bento: un pasto completo presentato in una confezione elegante e colorata.

Il bento è un pasto in stile giapponese, che include di solito piccole porzioni di riso o pasta, di pesce o carne e, in base alle versione scelte, accompagnate da tempura o altre verdure. 

É abitudine dei giapponesi, durante la stagione estiva, quella di recarsi con il bento a trascorrere la pausa pranzo in un parco o in uno dei tanti giardini cittadini. 

capodanno giapponese

Capodanno giapponese: quando e come si festeggia

13/09/2021

Il capodanno giapponese (shogatsu) è una delle festività più vissute e attese, e possiede sia un valore religioso che di divertimento e intrattenimento.

Sotto questo aspetto, può essere paragonato al Natale italiano, e si lega a diverse e importanti tradizioni tramandatesi da secoli.  

La vigilia del capodanno giapponese (omisoka) è sempre il 31 dicembre, esiste però un periodo più ampio di festeggiamento, che prosegue fino al 3 gennaio. In realtà, in passato si trattava di due ricorrenze del tutto separate.

La vigilia di capodanno di solito si trascorre a casa e, dopo il 1 gennaio, è considerata il giorno più importante dell’anno per ogni giapponese.

Come abbiamo detto, il transito dall’anno vecchio all’anno nuovo è correlato a tradizioni antichissime e affascinanti, tra cui l’ascolto dei 108 rintocchi di campana dei templi buddhisti e la prima visita dell’anno a luoghi sacri, come santuari scintoisti e templi.

Un evento che avviene di solito dopo la mezzanotte o nella giornata del 1 gennaio, momenti in cui le persone amano recarsi in preghiera presso questi luoghi di importanza religiosa e spirituale. 

Un altra tradizione ricca di fascino è quella di assistere alla prima alba dell’anno.

Il sole è un elemento di importanza fondamentale nella tradizione mitologica giapponese, e la consuetudine è quella di osservarlo in uno scenario particolarmente suggestivo e spettacolare, magari in montagna o in riva al mare. 

Il capodanno giapponese nelle abitazioni

Nel periodo di festa, si usa decorare le case giapponesi con una composizione detta kadomatsu, costituita da bambù e rami di pino e con lo shimekazari, realizzato con carta, fettuccia di riso e piccoli oggetti simbolici.

Il ruolo delle decorazioni è principalmente quello di allontanare gli spiriti maligni e accogliere le divinità scintoiste che proteggeranno la casa nel corso del nuovo anno. 

Le tradizioni gastronomiche giapponesi per il capodanno

Il capodanno giapponese è anche l’occasione per gustare alcune tra le migliori specialità di gastronomia. Tra le altre, si distinguono gli spaghetti di grano saraceno, gli osechi, ovvero una serie di piatti serviti in contenitori laccati, la zuppa di riso mochi, l’orata e il tè verde con prugne salate giapponesi, da gustare il primo giorno dell’anno. 

Il nostro ristorante giapponese di Milano è a disposizione per soddisfare ogni curiosità sul capodanno giapponese e sulle altre ricorrenze che consentono di gustare piatti tradizionali e squisiti, e per offrire un menù invitante e ricco di emozioni. 

Come mangiare con le bacchette

Come mangiare con le bacchette: 5 consigli utili

26/10/2020

Ti hanno invitato al ristorante giapponese e sei terrorizzato di fare una brutta figura? Non preoccuparti: in molti sono nella tua stessa situazione. Per quanto i giapponesi siano tra il popolo più cordiale e gentile al mondo, c’è da dire che il loro modo di mangiare ci lascia in difficoltà.

Se chiederai a un orientale perché non preferisce l’uso della forchetta, ti dirà, in completa onestà, che mangiare con le bacchette è molto più semplice. Ti starai chiedendo come, e non hai tutti i torti.

Devi andare al ristorante giapponese o cinese e hai l’ansia di mangiare con le bacchette?

Mangiare con le bacchette non è per tutti: alcuni hanno bisogno di più allenamento di altri. Se la tua amica ci riesce benissimo – e ha imparato subito – è perché ha una manualità più alta della tua. È stato dimostrato come le persone che battono molto a macchina, che suonano il piano, o che utilizzano principalmente le dita in un lavoro manuale, hanno molta più dimestichezza con le bacchette rispetto ad altre.

C’è anche da considerare chi ha le dita nodose: purtroppo, in questo caso è necessario fare un po’ più di pratica prima di andare al ristorante cinese o giapponese e dovere chiedere una forchetta al proprietario.

I nostri consigli per imparare a utilizzare le bacchette

Già, perché molti locali di cucina orientale non mettono sul tavolo alcuna posata, ad eccezione delle bacchette, ed è necessario chiederle. Di seguito, ti illustriamo dei passi e dei consigli su come riuscire a mangiare con le bacchette:

  • La bacchetta dovrebbe essere afferrata a un terzo della loro lunghezza totale. Pensate all’effetto leva: è questo che dovrebbe essere;
  • Prima di procedere a fare qualche prova, vi consigliamo di riscaldare molto le dita. Apritele e chiudetele per almeno due o tre minuti. In questo modo, vi allenerete e avrete le mani più elastiche;
  • Quando impugni le bacchette, non occorre fare troppa forza. Infatti, in questo modo non potrai utilizzarle nel modo corretto, ma continueranno a scivolarti dalle mani, oltre a comportare dei crampi alle dita. È meglio farlo con delicatezza;
  • La prima bacchetta dovrebbe essere messa tra l’incavo del pollice e dell’indice. La posizione è fissa: dovrebbe inoltre appoggiarsi sull’anulare;
  • La seconda bacchetta, invece, deve essere stretta tra il pollice, il medio e l’indice. Questa è quella che potrete manovrare in completa libertà per mangiare.

Un’ultima osservare è che le punte delle bacchette dovrebbero combaciare sempre.

Sake

Come nasce il sakè: ecco la sua storia

31/10/2018

Se siete stati in un ristorante giapponese, o comunque vi state appassionando alla cultura orientale, probabilmente avrete sentito nominare il sakè o sake. Questa bevanda alcolica si ottiene grazie a un processo di fermentazione, in cui sono coinvolti i seguenti ingredienti: il riso, l’acqua e le spore koji.

Le ipotesi sulla nascita del sakè: ecco quali sono

Il sakè non può essere accostato ai distillati, ai fermentati né ai liquori: tendenzialmente, è conosciuto con il nome di “vino di riso”. Questa bevanda alcolica fa parte della tradizione giapponese da secoli e non c’è una storia ufficiale sulla sua invenzione, soltanto molte leggende. Esistono diverse ipotesi sulle quali gli studiosi si stanno ancora interrogando.

La prima ipotesi sostiene che i primi a fermentare il riso furono i cinesi nel quinto millennio a.C. e che solo successivamente questa tecnica sia stata introdotta anche in Giappone.

La seconda ipotesi, invece, afferma che la fermentazione del sakè sia proprio nata in Giappone durante il III secolo. In effetti, potrebbe avere un fondo di verità, perché è proprio nel III secolo che si iniziò a coltivare il riso in umido. Sostanzialmente, la sua invenzione sembra del tutto casuale: i giapponesi avrebbero osservato come la soluzione di acqua e riso fermentasse e facesse la muffa.

I metodi della preparazione del sakè attraverso i secoli

Ciò che sappiamo per certo è che il primo sakè era conosciuto con il termine di kuchikami che tradotto significa “sakè masticato in bocca”. Pensate che si produceva con il riso masticato da un intero villaggio, con castagne, miglio e ghiande, ed era preparato, be’, sputando tutto il miscuglio in un tino.

Successivamente, nel VIII secolo, il vino di riso cominciò a diffondersi anche in Cina. Il metodo della masticazione era ancora molto diffuso, ma venne accantonato quando si scoprì la koji-kin, ovvero la muffa che possiamo trovare ancora oggi nella preparazione del vino di riso.

La Koji-Kin è una muffa i cui enzimi riescono a convertire l’amido presente nel riso in zucchero. Questa muffa viene impiegata anche per preparare l’amazake, il miso, la salsa di soia e il natto.

Ovviamente, a questo punto, interi villaggi poterono evitare la masticazione del riso e impiegare la Koji-Kin, un metodo più efficace e anche veloce.

La preparazione del sakè subì numerosi rimaneggiamenti durante le varie epoche: come accadde per tutte le ricette, molti processi migliorarono la tecnica e anche il sapore del sakè, facendolo diventare famoso in tutto il mondo.