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street food giapponese

Street food giapponese: le specialità da gustare on the road

13/10/2021

Lo street food giapponese, come è avvenuto anche nel resto del mondo, si è diffuso fino a diventare non solo una tendenza, ma una vera e propria cultura. 

Inoltre, anche la più antica tradizione gastronomica del Giappone possiede una serie di piatti ideali da gustare on the road, mentre si passeggia o partecipa ad un evento.

Infatti, esattamente come avviene spesso anche in Italia, qualsiasi festa pubblica o mercato cittadino, non manca mai di essere accompagnato ad una serie di squisite specialità di quello che è il miglior cibo di strada giapponese. 

Il ristorante giapponese a Milano San Siro Miyama è pronto per accogliere gli ospiti a pranzo e a cena, così come per offrire la possibilità di organizzare la pausa pranzo, un aperitivo o una cena in perfetto stile giapponese a casa propria, grazie al servizio di delivery e di take away.

Le specialità dello street food giapponese

Come abbiamo detto, non c’è festa o evento di piazza in Giappone che non sia accompagnato dalle specialità dello street food, da acquistare direttamente presso gli stand allestiti lungo i viali e perfino fuori dai templi. 

Anche lo street food giapponese, naturalmente, si distingue per la raffinatezza dei colori e per la forma essenziale.

Gli spiedini, semplici ed eleganti, sono disponibili in diverse varianti, arricchiti da calamari, sgombri o altri pesci, oppure pollo. La particolarità degli spiedini di pollo è quella di utilizzare praticamente tutte le parti del volatile, comprese le interiora. 

Le polpette alla griglia takoyaki sono preparate con pezzetti di polpo accompagnati da tempura, zenzero, cipolla e uova, decorati con fiocchi di tonnetto o germogli. Esistono comunque diverse varianti delle polpettine di polpo, anche in versione italianizzata, con l’aggiunta di mozzarella e pomodoro.

Per chi apprezza lo street food semplice, che non richiede l’uso né delle bacchette né degli spiedini, le nikuman sono polpettine appetitose, da gustare calde, con un morbido ripieno di carne e spezie, realizzate in tante versioni. 

Anche i dorayaki, i panini dolci ripieni con marmellata di fagioli azuki, e gli gnocchi di riso con salsa di soia o di tè verde, sono da considerarsi un’ottima soluzione per chi apprezza il cibo da consumare lungo il cammino. 

Pranzare on the road con il bento

Chi ama pranzare all’aperto, non può mancare di sperimentare la tipica espressione dello street food giapponese, ovvero il bento: un pasto completo presentato in una confezione elegante e colorata.

Il bento è un pasto in stile giapponese, che include di solito piccole porzioni di riso o pasta, di pesce o carne e, in base alle versione scelte, accompagnate da tempura o altre verdure. 

É abitudine dei giapponesi, durante la stagione estiva, quella di recarsi con il bento a trascorrere la pausa pranzo in un parco o in uno dei tanti giardini cittadini. 

capodanno giapponese

Capodanno giapponese: quando e come si festeggia

13/09/2021

Il capodanno giapponese (shogatsu) è una delle festività più vissute e attese, e possiede sia un valore religioso che di divertimento e intrattenimento.

Sotto questo aspetto, può essere paragonato al Natale italiano, e si lega a diverse e importanti tradizioni tramandatesi da secoli.  

La vigilia del capodanno giapponese (omisoka) è sempre il 31 dicembre, esiste però un periodo più ampio di festeggiamento, che prosegue fino al 3 gennaio. In realtà, in passato si trattava di due ricorrenze del tutto separate.

La vigilia di capodanno di solito si trascorre a casa e, dopo il 1 gennaio, è considerata il giorno più importante dell’anno per ogni giapponese.

Come abbiamo detto, il transito dall’anno vecchio all’anno nuovo è correlato a tradizioni antichissime e affascinanti, tra cui l’ascolto dei 108 rintocchi di campana dei templi buddhisti e la prima visita dell’anno a luoghi sacri, come santuari scintoisti e templi.

Un evento che avviene di solito dopo la mezzanotte o nella giornata del 1 gennaio, momenti in cui le persone amano recarsi in preghiera presso questi luoghi di importanza religiosa e spirituale. 

Un altra tradizione ricca di fascino è quella di assistere alla prima alba dell’anno.

Il sole è un elemento di importanza fondamentale nella tradizione mitologica giapponese, e la consuetudine è quella di osservarlo in uno scenario particolarmente suggestivo e spettacolare, magari in montagna o in riva al mare. 

Il capodanno giapponese nelle abitazioni

Nel periodo di festa, si usa decorare le case giapponesi con una composizione detta kadomatsu, costituita da bambù e rami di pino e con lo shimekazari, realizzato con carta, fettuccia di riso e piccoli oggetti simbolici.

Il ruolo delle decorazioni è principalmente quello di allontanare gli spiriti maligni e accogliere le divinità scintoiste che proteggeranno la casa nel corso del nuovo anno. 

Le tradizioni gastronomiche giapponesi per il capodanno

Il capodanno giapponese è anche l’occasione per gustare alcune tra le migliori specialità di gastronomia. Tra le altre, si distinguono gli spaghetti di grano saraceno, gli osechi, ovvero una serie di piatti serviti in contenitori laccati, la zuppa di riso mochi, l’orata e il tè verde con prugne salate giapponesi, da gustare il primo giorno dell’anno. 

Il nostro ristorante giapponese di Milano è a disposizione per soddisfare ogni curiosità sul capodanno giapponese e sulle altre ricorrenze che consentono di gustare piatti tradizionali e squisiti, e per offrire un menù invitante e ricco di emozioni. 

Come mangiare con le bacchette

Come mangiare con le bacchette: 5 consigli utili

26/10/2020

Ti hanno invitato al ristorante giapponese e sei terrorizzato di fare una brutta figura? Non preoccuparti: in molti sono nella tua stessa situazione. Per quanto i giapponesi siano tra il popolo più cordiale e gentile al mondo, c’è da dire che il loro modo di mangiare ci lascia in difficoltà.

Se chiederai a un orientale perché non preferisce l’uso della forchetta, ti dirà, in completa onestà, che mangiare con le bacchette è molto più semplice. Ti starai chiedendo come, e non hai tutti i torti.

Devi andare al ristorante giapponese o cinese e hai l’ansia di mangiare con le bacchette?

Mangiare con le bacchette non è per tutti: alcuni hanno bisogno di più allenamento di altri. Se la tua amica ci riesce benissimo – e ha imparato subito – è perché ha una manualità più alta della tua. È stato dimostrato come le persone che battono molto a macchina, che suonano il piano, o che utilizzano principalmente le dita in un lavoro manuale, hanno molta più dimestichezza con le bacchette rispetto ad altre.

C’è anche da considerare chi ha le dita nodose: purtroppo, in questo caso è necessario fare un po’ più di pratica prima di andare al ristorante cinese o giapponese e dovere chiedere una forchetta al proprietario.

I nostri consigli per imparare a utilizzare le bacchette

Già, perché molti locali di cucina orientale non mettono sul tavolo alcuna posata, ad eccezione delle bacchette, ed è necessario chiederle. Di seguito, ti illustriamo dei passi e dei consigli su come riuscire a mangiare con le bacchette:

  • La bacchetta dovrebbe essere afferrata a un terzo della loro lunghezza totale. Pensate all’effetto leva: è questo che dovrebbe essere;
  • Prima di procedere a fare qualche prova, vi consigliamo di riscaldare molto le dita. Apritele e chiudetele per almeno due o tre minuti. In questo modo, vi allenerete e avrete le mani più elastiche;
  • Quando impugni le bacchette, non occorre fare troppa forza. Infatti, in questo modo non potrai utilizzarle nel modo corretto, ma continueranno a scivolarti dalle mani, oltre a comportare dei crampi alle dita. È meglio farlo con delicatezza;
  • La prima bacchetta dovrebbe essere messa tra l’incavo del pollice e dell’indice. La posizione è fissa: dovrebbe inoltre appoggiarsi sull’anulare;
  • La seconda bacchetta, invece, deve essere stretta tra il pollice, il medio e l’indice. Questa è quella che potrete manovrare in completa libertà per mangiare.

Un’ultima osservare è che le punte delle bacchette dovrebbero combaciare sempre.

Sake

Come nasce il sakè: ecco la sua storia

31/10/2018

Se siete stati in un ristorante giapponese, o comunque vi state appassionando alla cultura orientale, probabilmente avrete sentito nominare il sakè o sake. Questa bevanda alcolica si ottiene grazie a un processo di fermentazione, in cui sono coinvolti i seguenti ingredienti: il riso, l’acqua e le spore koji.

Le ipotesi sulla nascita del sakè: ecco quali sono

Il sakè non può essere accostato ai distillati, ai fermentati né ai liquori: tendenzialmente, è conosciuto con il nome di “vino di riso”. Questa bevanda alcolica fa parte della tradizione giapponese da secoli e non c’è una storia ufficiale sulla sua invenzione, soltanto molte leggende. Esistono diverse ipotesi sulle quali gli studiosi si stanno ancora interrogando.

La prima ipotesi sostiene che i primi a fermentare il riso furono i cinesi nel quinto millennio a.C. e che solo successivamente questa tecnica sia stata introdotta anche in Giappone.

La seconda ipotesi, invece, afferma che la fermentazione del sakè sia proprio nata in Giappone durante il III secolo. In effetti, potrebbe avere un fondo di verità, perché è proprio nel III secolo che si iniziò a coltivare il riso in umido. Sostanzialmente, la sua invenzione sembra del tutto casuale: i giapponesi avrebbero osservato come la soluzione di acqua e riso fermentasse e facesse la muffa.

I metodi della preparazione del sakè attraverso i secoli

Ciò che sappiamo per certo è che il primo sakè era conosciuto con il termine di kuchikami che tradotto significa “sakè masticato in bocca”. Pensate che si produceva con il riso masticato da un intero villaggio, con castagne, miglio e ghiande, ed era preparato, be’, sputando tutto il miscuglio in un tino.

Successivamente, nel VIII secolo, il vino di riso cominciò a diffondersi anche in Cina. Il metodo della masticazione era ancora molto diffuso, ma venne accantonato quando si scoprì la koji-kin, ovvero la muffa che possiamo trovare ancora oggi nella preparazione del vino di riso.

La Koji-Kin è una muffa i cui enzimi riescono a convertire l’amido presente nel riso in zucchero. Questa muffa viene impiegata anche per preparare l’amazake, il miso, la salsa di soia e il natto.

Ovviamente, a questo punto, interi villaggi poterono evitare la masticazione del riso e impiegare la Koji-Kin, un metodo più efficace e anche veloce.

La preparazione del sakè subì numerosi rimaneggiamenti durante le varie epoche: come accadde per tutte le ricette, molti processi migliorarono la tecnica e anche il sapore del sakè, facendolo diventare famoso in tutto il mondo.

 

 

Robata di Pollo con Salsa Teriyaki

Yakitori: come vengono preparati gli spiedini di pollo giapponesi?

16/10/2018

Oggi vi sveliamo un grande classico della cucina giapponese, ovvero gli spiedini di pollo in salsa Teriyaki. Molti credono che la cucina giapponese sia composta soltanto da sushi o da sashimi, ma in realtà non è così, infatti, anche i giapponesi hanno diversi piatti caldi che vengono serviti soprattutto nei mesi più freddi.

Gli spiedini di pollo, in Giappone, sono conosciuti con il termine Yakitori che significa letteralmente pollo grigliato. Rappresentano uno dei grandi classici dello Street Food giapponese: se dovesse capitarvi di fare un viaggio in Giappone, avrete sicuramente l’occasione di vedere i rivenditori di Yakitori lungo gli angoli delle strade.

È una ricetta davvero semplice, molto gustosa, che potrete preparare anche a casa vostra. Di seguito vi diremo tutti gli ingredienti e le modalità di preparazione:
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Exotic Sake Maki

Dove nasce il sushi: storia e curiosità di una particolare cultura

02/09/2018

Il sushi è un piatto molto in voga soprattutto negli ultimi anni, quando molti ristoratori giapponesi (ma anche cinesi) hanno deciso di investire nella propria cucina e cultura ed esportarla in Italia. Sin dal primo momento, il sushi ha suscitato molta curiosità nel popolo italiano, che da sempre è abituato alla buona cucina.

In molti lo evitano, per la paura di contrarre delle malattie – paura ingiustificata, perché il pesce che viene servito è abbattuto secondo le norme sanitarie vigenti e non causa alcun problema all’organismo.

Come è nato il sushi?

Ma dove nasce il sushi? A cosa si fa ricondurre la sua storia?

Bhe, la sua storia, pensate, si fa risalire fino all’antichità. Il sushi non è affatto un piatto di nuova invenzione. Duemila anni fa, quando la coltivazione del riso giunse in Giappone, a Nara, venne ideato il sushi, un modo per conservare il pesce nel riso fermentato. Fu nel periodo Edo, intorno all’VIII secolo, che l’aceto sostituì il riso fermentato e da lì ebbe inizio la ricetta del sushi come la conosciamo oggi.

Il sushi viene considerato anche un piatto da fast food, diciamo; sono in molti i rivenditori di questa specialità lungo la strada. Grazie ai loro box, i giapponesi mangiano in pausa pranzo in modo pratico e comodo.

Gli ingredienti iniziali del sushi

Il popolo giapponese ha sempre preferito servire il riso insieme al pesce, due cibi che potevano reperire in modo molto economico. Tuttavia, dapprima il sushi veniva servito nella classica versione che conosciamo oggi: la chirashi. In pratica, servivano nella scodella il riso e il pesce insieme, senza mischiarli.

È stato molto tempo dopo, nel periodo Edo, che venne introdotta l’innovazione del sushi veloce, ovvero haya-zushi. La preparazione del sushi fu rimaneggiata in modo tale che riso e pesce potessero essere consumati nello stesso momento. Insomma, è la primissima forma di sushi, quella che poi venne definitivamente conformata a Tokyo.

Il sushi non è un’invenzione recente, ma una ricetta rivistata nel corso dei secoli

Per coloro che amano il sushi, devono ringraziare un locale di Tokyo: l’Hanaya Yohei. Essendo il popolo giapponese sempre molto di fretta, tra il lavoro e la realizzazione personale, è stato inventato rivisitato haya-zushi in modo tale da essere mangiato in un sol boccone, servendosi delle mani o delle bacchette.

Per loro, era un esperimento e non erano sicuri del successo che in seguito avrebbe ottenuto. Oggi, la cucina giapponese è apprezzata e conosciuta in tutto il mondo.

Mangiare con le bacchette: ecco come fare

25/08/2018

Per moltissime persone, mangiare con le bacchette è una fonte di disagio. Ovviamente, noi occidentali non siamo cresciuti con il culto delle bacchette. A parte coloro che hanno vissuto per un periodo in Giappone, o che amano la cultura giapponese, in pochi sono davvero capaci di servirsi delle bacchette per mangiare. E perfino coloro che lo sanno fare, in realtà, sbagliano la postura!

Imparare a mangiare con le bacchette

Alcuni vivono un profondo senso di disagio quando vengono invitati al ristorante cinese o giapponese. Chiedere la forchetta e il coltello dà un senso di “inferiorità”, ma vi confidiamo un segreto: i giapponesi mangiano il sushi con le mani! Ebbene, sì: le bacchette sono state introdotte solo in seguito.

Per loro, mangiare il sushi con le mani è una forma di apprezzamento verso lo chef che ha cucinato per voi. Tuttavia, se ti senti a disagio anche a mangiare con le mani, segui la nostra piccola guida per imparare a tenere le bacchette in mano.

Come in ogni cosa, è necessaria molta tecnica e molto esercizio. Ad alcuni può risultare più semplice, come coloro che suonano uno strumento o che hanno una buona manualità, mentre per altri è richiesta una buona dose di concentrazione. Tuttavia, mangiare con le bacchette non è davvero nulla di così complicato come sembra.

I trucchi per mangiare con le bacchette in modo perfetto

  • Prendete una bacchetta, mettetela tra pollice e dito medio. Dovrete tenere la mano un po’ rigida, per consentire alla muscolatura di intensificarsi e di non cedere;
  • Prendete la seconda bacchetta e posizionatela vicino alla prima. In Giappone, infatti, le dita utilizzate di più sono l’indice e il pollice. Allenate molto le dita, tenete entrambe le bacchette in mano e stringete;
  • Fate attenzione che le bacchette siano posizionate in modo corretto. Infatti, il segreto è riuscire a mantenere le bacchette nella posizione di parità. Se una delle due dovesse cominciare a scivolarvi dalle dita, mangiare sarà molto più complicato!

Il nostro maggiore consiglio è quello di allenarvi anche a casa, e non soltanto al ristorante cinese o giapponese. Provate ad usare le bacchette, per esempio, quando mangiate gli spaghetti, o la pasta in generale, che ha una presa maggiore.

Se ci tenete davvero a fare una bella figura, con un po’ di esercizio e di allenamento riuscirete sicuramente a comprendere come utilizzare le bacchette. Mi raccomando: tenetele sempre il più allineate possibile. È questo il trucco, dopotutto!

5 dolci tradizionali giapponesi

16/08/2018

La cucina giapponese è pura estetica. Oltre a essere davvero una bontà, la loro necessità di dare sfogo all’estro e alla creatività in ambito culinario è rinomata in tutto il mondo. Infatti, il sushi, la nota ricetta giapponese, è ancor prima bello da vedere; buonissimo da mangiare, ve lo concediamo, ma è di una sofisticatezza davvero rara.

Quali sono i dolci giapponesi più comuni?

Come nel salato, i giapponesi hanno sfoderato la loro innata eleganza anche nel dolce, creando ricette visivamente spettacolari. I dolci tradizionali giapponesi provengono da una lunga ricerca: sono stati tramandati per generazioni. La cultura del Wagashi è per loro molto importante. La andremo ad approfondire insieme, per comprendere tutte le caratteristiche fondamentali delle ricette di dolci giapponesi.

I dolci occidentali si diversificano moltissimo dai dolci giapponesi. Il Wagashi, che regola queste tradizionali ricette, vieta assolutamente gli ingredienti di origine animale nella realizzazione dei dolci. Ciò significa che, contrariamente alla nostra cultura, i giapponesi utilizzano solo ingredienti di tipo vegetale per i dolci.

Tra i prodotti più utilizzati nella loro creazione, possiamo trovare agar-agar, fagioli azuki, patate dolci, farina di riso, sesamo e soia. Certamente, a noi possono sembrare ingredienti fuori dal comune, ma vi assicuriamo che i dolci giapponesi sono davvero molto buoni e adatti a ogni tipo di palato.

I dolci giapponesi che si servono con il tè

Un’altra caratteristica dei dolci giapponesi sono appunto le classiche mono porzioni. Dimenticate le nostre torte, dimenticate il sapore troppo “zuccherato”; quest’ultimi sono assolutamente studiati per essere gustati da una persona soltanto. Non fanno ingrassare come i nostri dolci, inoltre.

I dolci più comuni durante la cerimonia del tè sono:

  • Taiyachi: questo dolce può essere trovato spesso come street food. È a forma di pesce. Il nome si traduce con “orata al forno”. Viene preparato grazie all’impasto tipico dei pancake. Può essere ripieno di crema pasticcera, ma è nota la versione salata, con salsiccia e formaggio;
  • Dango: le classiche polpettine di riso che vengono poste una di fianco all’altra mediante uno spiedino. Vengono preparate con farina di patate, o di miglio o di sesamo. Sono solitamente di colore rosa, verde e bianco, e vengono ricoperte con lo sciroppo d’acero;
  • Anpan: una sorta di pane dolce, proposto spesso nella classica forma rotonda. Viene riempito con la marmellata di fagioli azuki, conosciuta con il nome di anko;
  • Mochi: questo dolce è molto simile al dango. Può essere accompagnato da foglie di ciliegio, fagioli rossi, frutta e zucchero a velo;

Anmitsu: la gelatina giapponese ottenuta dall’agar.

Il Black Cod: piatto tipico della cucina giapponese

09/08/2018

Il Black Cod si pesca nei mari dell’Alaska, dove questa attività viene considerata molto importante perfino la Costituzione di questo stato. Infatti, la legge si esprime a tal proposito nel modo seguente: «I pesci e tutta la fauna ittica dovranno essere utilizzati, sviluppati e conservati secondo i principi dell’eco-sostenibilità».

Grazie alle sue acque, l’Alaska detiene il primato in fatto di pesce bianco; la pulizia e la temperatura di queste acque favoriscono la naturale riproduzione di questo tipo di pesce in modo spontaneo. Tra i pesci bianchi più pregiati presenti nelle acque dell’Alaska possiamo elencare il Carbonaro, o Pesce Burro. Quest’ultimo viene conosciuto in tutto il mondo con il termine inglese di Black Cod.

Il Black Cod: come un pesce dell’Alaska è diventato famoso in tutto il mondo

Il Black Cod ha trovato territorio fertile nelle profonde acque dell’Alaska: infatti, vive normalmente sotto i 200 metri e la sua alimentazione è molto varia, dagli invertebrati alle meduse e alle seppie.

Attualmente, il Black Cod è definito come il migliore pesce bianco al mondo. La sua polpa è davvero squisita e l’alto contenuto di grassi considerati salutari viene visto di buon occhio dai dietisti di tutto il mondo. I Giapponesi, da sempre amanti del pescato, hanno subito deciso di investire nel Black Cod, facendolo entrare nella cucina tradizionale giapponese.

Infatti, la sua fama si deve proprio ai giapponesi: è stato lo chef Nobu Matsuhisa, del noto ristorante Nobu, a portare alla ribalta il pesce bianco. La sua ricetta più famosa, che venne copiata dagli chef di alto livello, è il Black Cod Miso.

La preparazione del Black Cod è lunga, ma ne vale davvero la pena

La ricetta, infatti, vuole la marinatura del pesce bianco per tre giorni: viene immerso in un preparato di mirin, sake, miso e zucchero. Dopo essere stato marinato così a lungo, la sua polpa assorbe tutti i sapori, donando al palato un’esplosione di gusto inimmaginabile. Il secondo step della sua preparazione lo vuole piastrato; dopodiché, il Black Cod viene servito su foglia di banano con gocce di miso e di zenzero.

Insomma, un piatto elegante, che racchiude in sé tutti i segreti e le caratteristiche della cucina giapponese. Se non lo avete mai assaggiato, vi consigliamo di farlo: il suo gusto è indimenticabile e difficilmente lo troverete stopposo.

In Italia, sono molto pochi i ristoranti giapponesi che servono il Black Cod, uno tra cui si trova a Milano.

Perché i Giapponesi mangiano con le bacchette?

02/08/2018

Gli occidentali si servono delle posate per mangiare, come forchetta, coltello e cucchiaio. Lo stesso non accade nei paesi orientali, dove si mangia tutt’oggi con le forchette, nonostante i paesi e i popoli siano venuti a contatto fra loro.

Spesso, un’usanza viene importata in un altro paese, soppiantando la tradizione. Premesso che i giapponesi sono molto fedeli alle loro usanze, non si sognerebbero mai di rinunciare alla comodità delle loro bacchette.

Gli orientali pensano che mangiare con le bacchette sia semplice e comodo

Tra le domande più frequenti che gli occidentali pongono agli orientali, rientra sicuramente il perché si ricorre all’uso delle bacchette per cibarsi. Infatti, a molti sono scomode e non hanno ancora imparato a utilizzarle.

Ovviamente, i giapponesi hanno da sempre usato le bacchette per mangiare, sin da piccoli: come ogni cosa imparata in tenera età, è perfettamente semplice per loro. Un po’ più complicato è il procedimento per chi si approccia con le bacchette nell’età adulta, ma imparare si può.

Gli amanti della cucina asiatica, pur apprezzando il genere, non si “piegano” a questa usanza e in molti chiedono le posate ai camerieri. Può sembrare assurdo, ma i giapponesi mangiano con le bacchette perché prima di tutto le considerano degli strumenti facili e veloci, comodi soprattutto nel mangiare il ramen nel brodo.

Le tre leggendo attorno alla nascita delle bacchette

Attorno alla nascita delle bacchette si aggirano diverse storie, alcune anche molto magiche e simpatiche. La prima è data tra il 1600 a.C. e il 1046 a.C. e riguarda Daji, la concubina del re Zhowang della dinastia Shang. Pare che Daji avesse intenzione di salvare il cuoco da una condanna a morte, perché stava per servire al re un piatto troppo caldo. Utilizzò dunque uno spillone di giada ornamentale, per imboccare il re.

La seconda leggenda vede protagonista Jiang Ziya: qui è un volatile divino che suggerisce allo sfortunato pescatore di mangiare la carne servendosi di due rami di bambù. L’uomo, a questo punto, inventa l’usanza delle bacchette e inoltre riesce a salvarsi la vita, poiché la moglie aveva tentato di avvelenarlo.

Tuttavia, la terza leggenda è certamente più famosa e affidabile. Narra di Da Yu: il suo compito era di arginare le acque durante le grandi inondazioni. Quando Da Yu sbarcò su un’isola, decise di mangiare, prima di riprendere il suo lavoro. Non avendo a disposizione alcun utensile per cuocere e mangiare la carne, Da Yu decise di servirsi di alcuni rami come “posate”.